E.S.A

Ente di Sviluppo Agricolo Sicilia

Sezione Coordinata Assistenza Tecnica Ragusa

     

NOTIZIARIO TECNICO

NOVEMBRE 2002

     

PREMESSA

Agli agricoltori e tecnici: La finalità del notiziario è quella di divulgare notizie di carattere tecnico, economiche e legislative, non tralasciando analisi e commenti su problematiche di interesse agricolo e di attualità, nella speranza di creare con gli utenti un rapporto di reciproca collaborazione e scambi di esperienze.

Alcuni articoli sono corredati di foto interattive cliccateci sopra per vederle più grandi.

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Sommario:

Coltivazione della veccia Narbonensis

Andamento pluviometrico nell'annata agraria 2001/02

Emergenza siccità: aiuti agli allevatori

Malattie infettive dei bovini e degli ovicraprini: i contributi previsti

Funghi: che passione!

Notizie in breve.................:

per ritornare al sommario clicca qui COLTIVAZIONE DELLA VECCIA NARBONENSIS

Introduzione

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L’ Istituto di Granicoltura di Caltagirone ha creato di recente due varietà di veccia narbonensis e precisamente la CV. Granveliero e la CV. Velox, in grado di fornire una notevole massa di foraggio utilizzabile con il pascolo e/o per la produzione di fieno. (vedi foto)

La Sezione per valutare la produttività, le caratteristiche qualitative e l’adattabilità nel territorio ibleo ha avviato da qualche anno delle prove dimostrative sulla coltivazione delle suddette cultivar di veccia.

Caratteristiche botaniche

La veccia narbonensis appartiene al genere Vicia. Pianta annuale che può raggiungere un’altezza di 70—80 cm, con stelo ingrossato, tuboloso e striato. Le foglie sono costituite da 4—6 segmenti obovati, con cirri terminali nelle foglie superiori. I fiori di colore porporino scuro sono riuniti in racemi portanti da 1 a 4 fiori. Il legume, della dimensione di cm 1—1,5 x 3—7, porta dai 4 agli 8 semi.

Esigenze pedoclimatiche

La veccia narbonensis si adatta ai diversi tipi di terreno, risultando abbastanza resistente nei confronti del freddo e della siccità. Negli anni caratterizzati da andamenti climatici piovosi e con temperature elevate risulta sensibile agli attacchi peronosporici.

Tecnica agronomica

Nei campi dimostrativi avviati dalla Sezione sulla coltivazione della veccia narbonensis sono state utilizzate due varietà: la “Granveliero” e la “Velox”, quest’ultima più precoce rispetto alla “Granveliero”. Di seguito vengono suggerite le indicazioni principali da seguire per la coltivazione di questa leguminosa:

A) Epoca di semina

La semina deve essere effettuata nei mesi autunnali, dopo le prime piogge, fra il mese di ottobre ed il mese di novembre.

B) Preparazione del letto di semina

Di solito vengono effettuate una o due arature non molto profonde (10—12 cm di profondità) con aratro a dischi o con aratro tiller. E’ consigliabile attaccare dietro l’aratro un erpice al fine di lasciare il terreno ben livellato.

C) Modalità di semina

Nel territorio ibleo tradizionalmente la semina delle foraggere viene effettuata a spaglio con lo spandiconcime, mentre è auspicabile l’impiego delle seminatrici che garantiscono una migliore uniformità di semina consentendo di ridurre i quantitativi di semente rispetto alla distribuzione a spaglio.

D) Rullatura del terreno

La rullatura del terreno, effettuata dopo la semina, è un’operazione tecnicamente consigliabile. Questa operazione colturale può risultare dannosa quando il terreno è molto argilloso od eccessivamente umido.

E) Consociazione

La veccia narbonensis, risultando poco appetibile dal bestiame, è consigliabile consociarla con delle graminacee al fine di ottenere un prodotto più gradito. Dall’esperienza maturata in questi primi anni di coltivazione, per la produzione di fieno, si suggerisce di consociare la veccia narbonensis con il loietto e/o l’avena, adottando i seguenti quantitativi di semente ad ettaro:

 

Veccia narbonensis Kg 120-150 + loietto Kg 10 + avena Kg 10

F) Concimazione

La concimazione di fondo deve essere prevalentemente fosfatica con modesti apporti di azoto. Ottima la concimazione letamica in sostituzione di quella chimica.

Utilizzazione e produttività

La veccia narbonensis coltivata in semina pura o in consociazione con delle graminacee può essere utilizzata nei seguenti modi:

Per pascolo, che dalle esperienze effettuate in altre Sezioni, non risulta molto appetibile, soprattutto nelle prime fasi di utilizzazione, probabilmente perché gli animali non sono abituati ad utilizzare questa foraggera;

Per fieno; nelle prove effettuate dalla Sezione la veccia narbonensis consociata con loietto e avena, ha dato delle rese produttive che nell’annata agraria 2001/02, caratterizzata da un andamento pluviometrico molto siccitoso, si sono aggirate intorno ai 45-60 q.li ad ettaro.

Per granella: altra utilizzazione possibile, coltivata in semina pura, è la produzione di granella, con rese produttive che si sono aggirate, sempre nell’a.a. 2001/02, intorno ai 18 q.li ad ettaro, in linea con le produzioni granellari di grano duro ottenute nella stessa zona. Una caratteristica positiva della veccia narbonensis per la produzione di granella è rappresentata dall’indeiscenza del legume anche in fase di avanzata maturazione; ciò consente di effettuare le operazioni di mietitrebbiatura senza grosse perdite di granella.

Qualità del foraggio

Il fieno ottenuto dalla veccia narbonensis in consociazione con il loietto e l’avena, effettuando lo sfalcio quando la leguminosa si trova allo stadio di fruttificazione, è di discreta qualità con un contenuto in proteina grezza più basso rispetto al fieno ottenuto con le più comuni varietà di vecce sative. Nella tab. 1 vengono riportati i principali parametri qualitativi del fieno ottenuto in un campo dimostrativo realizzato in zona nell’annata agraria 2001/02.

Tab. 1: Analisi qualitativa fieno di veccia narbonensis consociata con loietto ed avena

- Sostanza secca (s.s.)

78,05%

- Ceneri (ASH)

7,17%/s.s.

- Proteina grezza (PG)

12,3%/s.s.

. Fibra neutro detersa (NDF)

50,82%/s.s.

- Fibra acido detersa (ADF)

33,36%/s.s.

- Lignina (ADL)

7,41%/s.s.

Analisi effettuate presso il laboratorio del Centro di ricerche Filiera lattiero-casearia di Ragusa

Qualità della granella

Dalle analisi effettuate su un campione di granella di veccia narbonensis, risulta la seguente composizione qualitativa:

Tab. 2: Analisi qualitativa granella di veccia narbonensis

- Sostanza secca (s.s.) 91,86%

- Ceneri (ASH)

3,73% /s.s.

- Proteina grezza (PG)

24,1%/s.s.

. Fibra neutro detersa (NDF)

32,66%/s.s.

- Fibra acido detersa (ADF)

10,93%/s.s.

- Lignina (ADL)

2,46%/s.s.

Analisi effettuate presso il laboratorio del Centro di ricerche Filiera lattiero-casearia di Ragusa

Risultati e discussioni

La validità della coltivazione della veccia narbonensis nel territorio ibleo per la produzione di fieno deve essere verificata in anni successivi in quanto i risultati produttivi finora conseguiti non sono stati sempre incoraggianti. Nel corso dell’annata agraria 2001/02 la veccia narbonensis, in alcuni campi dimostrativi è risultata più produttiva rispetto alle altre vecce, mentre in altri campi la produttività è stata sostanzialmente identica.

Dal punto di vista qualitativo, dalle analisi effettuate su qualche campione di fieno, la veccia narbonensis presenta rispetto alle vecce sative un minore contenuto in sostanze proteiche.

La veccia narbonensis risulta più resistente alla siccità nei confronti delle altre veccie.

Nelle aziende zootecniche dove è stato utilizzato il foraggio affienato non sono emersi problemi di appetibilità.

per ritornare al sommario clicca qui ANDAMENTO PLUVIOMETRICO NELL’ANNATA AGRARIA 2001/02

L’annata agraria 2001/02 in provincia di Ragusa, come del resto in tutta la Sicilia, è stata caratterizzata da una grave siccità che oltre a provocare la notevole riduzione delle acque degli invasi e l’abbassamento delle falde freatiche, ha condizionato negativamente le rese produttive delle colture foraggere, cerealicole ed arboree.

Nel settore zootecnico le ridotte produzioni foraggere non sono stati sufficienti a coprire le esigenze alimentari delle aziende zootecniche che sono state costrette ad acquistare i foraggi necessari all’alimentazione degli animali presso ditte del Centro e del Nord Italia ed anche estere con un notevole aggravio dei costi di produzione. Per altro le ridotte disponibilità foraggere hanno fatto alzare i prezzi alle stelle mettendo in crisi l’intero settore.

La Sezione è dotata di 18 pluviometri dislocati in altrettante contrade del territorio ibleo poste a diverse altitudini. Dall’analisi e dall’elaborazione dei dati pluviometrici raccolti del corso dell’a.a. 2001/02 si rileva che la pioggia caduta è stata bassissima, in molti casi meno della metà rispetto alla media delle piogge annuali registrate. Infatti nel territorio ibleo la piovosità media annuale si aggira intorno ai 450 mm nelle zone basse (da 0 a 400 m s.l.m) ed intorno ai 600-650 mm nelle zone più alte.

per vedere la tabella e il grafico clicca qui

Dalla tabella e dal grafico collegati al link qui a lato, si rileva che  che la riduzione delle precipitazioni, durante l' annata agraria 2001/02 (vedi tabella e grafico) è stata notevole, soprattutto nelle zone basse dove l’accrescimento delle colture cerealicole e foraggere è stato talmente ridotto da non giustificare le spese di raccolta.

(Per vedere la tabella e il grafico, clicca sulla gif)

per ritornare al sommario clicca qui EMERGENZA SICCITA’: aiuti agli allevatori

In questi giorni agli Ispettorati agrari provinciali dell’Isola si sta lavorando alacremente per il pagamento delle domande di aiuto agli allevatori che hanno fatto richiesta di contributo, in seguito all’ordinanza di Protezione civile n. 3224 del 28 giugno 2002, per l’emergenza idrica nel settore zootecnico.

L’aiuto prevede:

A)   Un contributo per l’abbattimento degli animali (bovini, ovini e caprini), sopra i 24 mesi di età, che è di 250 euro a Uba (Unità bovini adulti) + 0,65 euro a Kg di peso morto. Gli animali devono essere macellati nei macelli autorizzati. Prima della macellazione bisogna chiedere il nulla osta all’IPA. L’abbattimento deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2002. Eseguito l’abbattimento si dovrà presentare il certificato di macellazione all’IPA per la liquidazione.

B)    Un contributo per l’acquisto del foraggio che è stato portato a 40 euro a Uba, per tutti gli animali presenti in azienda.

Tutti gli animali abbattuti verranno sottoposti al test della Bse (Encefalopatia spongiforme bovina) in cinque sedi dell’Istituto Zooprofilattico (Palermo, Catania, Messina, Ragusa e Caltanissetta)

La carne macellata non sarà immessa al consumo diretto ma destinata esclusivamente alla lavorazione e alla trasformazione.

Verranno attivate, inoltre, tutte le garanzie igienico-sanitarie, comprese sicurezza alimentare e tracciabilità delle operazioni.

Schema di conversione in unità di bestiame adulto (Uba)

Bovini maschi e giovenche di età superiore

a 24 mesi, vacche nutrici e vacche da latte

1,0 Uba

Bovini maschi e giovenche di età

compresa tra i 6 e i 24 mesi

0,6 Uba

Ovini e caprini

0,15 Uba

per ritornare al sommario clicca qui MALATTIE INFETTIVE DEI BOVINI E DEGLI OVICAPRINI: contributi previsti

Sulla Gazzetta Ufficiale della repubblica Italiana n. 221 del 20 settembre 2002 è stato pubblicato il decreto del 28 giugno 2002 del Ministero della salute per quanto riguarda la determinazione dell’indennità di abbattimento di bovini infetti da tubercolosi e brucellosi, di ovini e caprini infetti da brucellosi e di bovini infetti da leucosi enzootica per l’anno 2002.

La domanda di indennizzo, in caso di allevamento colpito, va presentata all’AUSL del Comune di appartenenza.

Per quanto riguarda la Provincia di Ragusa, attualmente il territorio non è dichiarato ufficialmente indenne, anche se più del 90 % delle aziende sono indenni sia di tubercolosi, brucellosi e leucosi (Affinchè un territorio siadichiarato ufficialmente indenne, la presenza delle malattie infettive deve essere inferiore all’1 %)

Rispetto agli anni passati, in Provincia di Ragusa la situazione sanitaria riguardo le malattie infettive è notevolmente migliorata.

Tab. 4—Indennità di abbattimento di bovini infetti da tubercolosi e brucellosi, di ovini e caprini infetti da brucellosi e di bovini infetti da leucosi per l’anno 2002

CATEGORIA

Indennità spettante nella misura massima di € 345,15

Indennità spettante nella misura massima di € 633,03 nei casi in cui le carni e i visceri degli animali debbano essere interamente distrutte.

 

Iscritti al libro genealogico

Non iscritti al libro genealogico

Iscritti al libro genealogico

Non iscritti al libro genealogico

Vitello:

maschio e femmina

115,57

90,58

211,88

172,83

Vitellone:

maschio

==

104,64

==

172,83

femmina

228,53

182,21

422,20

345,15

Manzo

maschio

==

117,65

==

172,83

femmina

316,52

248,32

578,89

475,30

Bue

==

90,58

==

172,83

Vacca:

di età non superiore a 8 anni

345,15

287,36

633,03

520,59

di età superiore a 8 anni

286,85

235,83

528,92

432,61

Toro

128,58

104,64

211,88

172,83

Ovini: categoria unica

74,89

Caprini: categoria unica

90,38

N.B.: In caso di reinfezione negli allevamenti ufficialmente indenni, ai proprietari di bestiame bovino, nonché ai proprietari di ovini e caprini spettano le seguenti maggiorazioni:

 

A)   del 20 % quando i capi infetti da abbattere sono compresi fra il 20 e il 29 % dei capi detenuti in azienda;

B)   del 30 % quando sono fra il 30 e il 49 %;

C)   del 40 % quando sono oltre il 49 %.

N.B.: L’indennità è aumentata del 50 % capo, negli allevamenti bovini che non superano i 10 capi.

per ritornare al sommario clicca qui FUNGHI: che passione!

per vedere la foto più grande clicca qui

All’arrivo delle piogge autunnali l’esercito dei cercatori di funghi si prepara ad iniziare la stagione di caccia. Ogni appassionato conosce bene il luogo o i luoghi dove andarli a cercare, mettendo in atto tutte le strategie per depistare i possibili concorrenti, in ogni caso si cerca di anticipare la concorrenza andando alla raccolta dei funghi fin dalle prime luci dell’alba.

I luoghi segreti, dove trovare i funghi in abbondanza, che ognuno crede di conoscere non vengono svelati neppure agli amici ed ai parenti più stretti.

I funghi più pregiati che si trovano nel territorio ragusano sono rappresentati dal pleurotus eryngii var. eryngii conosciuto col nome dialettale di fungo di panicauro e il pleurotus eryngii var. ferulae (vedi foto) conosciuto dialettalmente col nome di fungo di ferra.

Il fungo di panicauru cresce nella pianta ospite “Eryngiuym campestre” (spina ri panicauru) appartenente alla famiglia delle ombrellifere, mentre il fungo di ferra cresce nella pianta di “ferula comune” anch’essa della famiglia delle ombrellifere.

Sia il fungo di panicauru (Cardoncello) che il fungo di ferra si presentano con cappella di colore più o meno brunastra, il primo, di solito, di dimensioni più ridotte, con una cappella che può andare dai 5 ai 15-18 cm, mentre il fungo di ferra può raggiungere dimensioni di 20-25 cm.

I due funghi sopracitati, appartenenti al gruppo dei pleuroti, presentano buone o ottime qualità organolettiche e, pur in assenza di un vero e proprio mercato, spuntano prezzi significativi nella zona del ragusano.

Entrambi i funghi possono essere coltivati in appositi tunnel ricoperti da rete nera con grado di ombreggiatura del 90 %. E’ indispensabile predisporre un impianto di umidificazione in modo da garantire durante la coltivazione un giusto grado di umidità.

Le temperature ottimali per l’accrescimento dei funghi sopracitati sono comprese fra i 16 e i 20°C. Le basse temperature (al di sotto dei 16°C.) provocano un rallentamento dei corpi fruttiferi, mentre le alte temperature ne pregiudicano la coltivazione.

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Grano duro: premio supplementare

La superficie massima garantita (Smg) per il grano duro nelle aree tradizionali di coltivazione, che per l’Italia è stata fissata in ettari 1.646.000, è stata superata, in quanto le superfici dichiarate risultano per il raccolto 2002 pari ad ettari 1.852.781. Questo comporta, in applicazione ai regolamenti comunitari, una riduzione del premio supplementare che non è uguale per tutte le regioni, ciò perché ogni regione risponde del proprio splafonamento. Fortunatamente in Sicilia, per l’anno 2002, non è stata superata la superficie assegnata e pertanto i produttori siciliani riceveranno il premio supplementare pieno (344,5 euro per ettaro) senza nessuna decurtazione.

Surplus produttivi di olio di oliva: riduzione dell’acconto

L’acconto unitario sull’olio di oliva per la campagna 2001/2002 ammonterà a 90,54 euro a quintale, circa il 30 % in meno rispetto all’entità dell’aiuto pieno. Tutto ciò è stato determinato in quanto in Italia la produzione di olio dichiarata (comprensiva di sansa e olive da tavola) è stata pari a 713.620 tonnellate a cui va aggiunto un margine di scostamento del 10 % che ne porta la quantità a 784.982 tonnellate, che risulta nettamente superiore alla quota nazionale garantita che per l’Italia è di 543.000 tonnellate. Per tale motivo è stato decurtato l’acconto relativo all’aiuto unitario. Ancora peggio è toccato alla Spagna in cui l’aiuto pieno è stato decurtato del 56 % per l’eccessiva produzione dichiarata nel paese iberico.

Olio di oliva: nuove regole per le vendite dirette

Le nuove regole, in applicazione al regolamento comunitario n. 1019 del 13 giugno 2002, su etichettatura e recipienti da utilizzare nelle vendite dirette di olio di oliva extravergine entreranno in vigore a partire dal 1° novembre 2003. In base al suddetto regolamento le vendite dirette devono avvenire solo su recipienti di capacità massima di 5 litri e con un’etichettatura che consenta di risalire al produttore.

Siccità e venti impetuosi: risarcimento danni

Con il decreto ministeriale del 15 ottobre 2002, pubblicato nella GURI del 22 ottobre 2002, è stato riconosciuto lo stato di calamità per la siccità dal 1° settembre 2001 al 30 giugno 2002 per tutta la Provincia di Ragusa, mentre per i danni causati dai venti impetuosi dal 7 maggio all’8 maggio 2002 e dal 12 maggio al 13 maggio 2002 sono interessati i comuni di Acate, Chiaramonte Gulfi, Modica, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli e Vittoria. Il capo dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Ragusa, Dr. Pollina, precisa che le strutture serricole sono interessate soltanto per i danni provocati dai venti impetuosi.

Tutti gli interessati per accedere agli aiuti previsti dalla legge 14 febbraio 1992 n. 185, devono presentare apposita istanza presso l’Ispettorato agrario, entro 45 giorni dalla pubblicazione del decreto.

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esaragusa@yahoo.it

 

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