AIUTI PAC IN PERICOLO PER I PICCOLI OLIVICOLTORI
La recente proposta presentata alle Camere dal ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, è quella di cancellare i premi PAC inferiori a determinati livelli, ancora da definire e da concordare con le parti sociali. L’ipotesi di abolire i premi bassi coinvolge in pieno i piccoli produttori che sarebbero esclusi dagli aiuti comunitari.
Lo scopo della proposta è quello di snellire la macchina burocratica eliminando una marea di pratiche di importo basso e quindi si avrebbe un risparmio non solo per i mancati aiuti versati ma anche per il costo burocratico che l’amministrazione pubblica sopporta per evadere le pratiche.
I risparmi realizzati con i mancati versamenti a favore dei piccoli produttori verrebbero dirottati verso la Riserva nazionale, in modo da garantire maggiori risorse a chi è rimasto fuori dal disaccoppiamento degli aiuti (soprattutto i giovani) e a coloro che nel frattempo hanno avviato programmi di investimento per potenziare l’attività aziendale.
Per fare un confronto con alcuni Paesi dell’Unione Europea emerge, da un recente rapporto della Commissione sulla distribuzione degli aiuti PAC, che in Italia il plafond di aiuti diretti pari a 3,3 miliardi di euro è frazionato in circa 1 milione e 450 mila beneficiari mentre in Inghilterra, lo stesso ammontare di finanziamenti va a poco più di 140 mila agricoltori; in Francia i circa 6,9 miliardi di euro erogati hanno interessato poco più di 400.000 agricoltori transalpini; in Spagna 4,1 miliardi di euro a 862.000 produttori agricoli mentre in Germania i 4,5 miliardi di euro vengono elargiti a soli 330.000 agricoltori.
La proposta del ministro, Paolo De Castro, ha trovato la netta opposizione delle organizzazioni agricole, per le quali il cosiddetto costo burocratico, attraverso l’attività dei Caa, è anche un importante cespite di sostentamento, visto che per ogni fascicolo aziendale si incassano circa 30 euro. Per ora, l’appoggio più convinto sembra arrivare dai giovani che vedono di buon occhio il rafforzamento del budget destinato alla Riserva nazionale, importante porta di accesso per conquistare qualche titolo PAC in più.
In attesa di indicazioni precise e facendo l’ipotesi di escludere dagli aiuti i produttori che incassano meno di 200 euro all’anno (che è il costo burocratico per fascicolo) resterebbero esclusi dal pagamento PAC circa 130.000 piccoli produttori. Se da 200 euro si dovesse salire a 300 euro il numero di beneficiari si assottiglierebbe di altre 17.000 unità.
Oltre al concreto aumento a favore della Riserva nazionale, qualora la proposta del ministro dovesse essere accolta, è evidente che l’impatto maggiore sarebbe sullo snellimento delle pratiche amministrative, rendendo più efficiente la gestione burocratica dei diversi fascicoli.
I piccoli produttori esclusi dagli aiuti PAC ma che in alcuni casi svolgono un ruolo importante perché presidiano il territorio in zone di montagna o svantaggiate potrebbero essere compensati con altri incentivi recuperabili nel segno della multifunzionalità che costituisce uno dei principi ispiratori della nuova PAC.