Aspetti culturali del grano duro
Generalità
Generalità
Il grano duro appartiene alla grande famiglia dei cereali che rappresentano la principale fonte alimentare per l’uomo e occupano una posizione di primo piano anche nell’alimentazione animale. La loro diffusione dipende dall’elevata capacità di adattamento alle diverse condizioni ambientali, dalla facilità di conservazione del prodotto secco, dalla loro elevata digeribilità (fino al 70%), dal loro gusto neutro che non stanca, dalla possibilità di essere consumati tal quali o trasformati, dalla bassa richiesta di manodopera e dalla possibilità di meccanizzazione della coltura stessa.
Nel mondo i cereali occupano circa il 50% della superficie a seminativo e sono coltivati in tutti i continenti. In Italia coprono il 45% della superficie a seminativo.
Le specie più importanti di cereali appartengono alla famiglia delle graminacee e sono:
· Cereali microtermi (o vernini)
1. Frumento (triticum) che si divide in TENERO(Aestivum) e DURO(Durum);
2. Orzo (Hordeum vulgare);
3. Avena (Avena spp.);
4. Segale (Secale cereale);
· Cereali macrotermi (o estivi)
1. Riso (Oryza sativa);
2. Mais (Zea mays);
3. Sorgo (Sorghum vulgare).
In questo notiziario tecnico ci soffermiamo a parlare del frumento e in particolare del frumento duro (triticum spp.)
Morfologia e ciclo di sviluppo
Il ciclo vitale è autunno-vernino(ottobre-giugno); il seme o cariosside è secco e pesa da 45 a 60 mg di cui: embrione 2-4%, endosperma 87-89%, involucri 10%; peso di 1000 cariossidi da 35 a 50 gr.
L’apparato radicale è fascicolato, abbastanza superficiale, ed è costituito da radici primarie, che si originano dal seme, e da radici secondarie, che si sviluppano dai primi nodi interrati del fusto. Queste ultime sono le più importanti per l’assorbimento dell’acqua e delle sostanze nutritive e per il sostegno della pianta. Il fusto, chiamato culmo, è eretto ed è formato da nodi (7-9) e internodi. Le foglie hanno forma lanceolata e nervature parallele e si originano dai nodi, avvolgendo con una guaina parte del fusto. L’infiorescenza è una spiga composta terminale, mutica.
Il frumento arriva alla maturazione attraverso le seguenti fasi di sviluppo:
1. Germinazione: avviene a qualche grado sopra lo zero;
2. Accestimento: inizia quando la piantina ha 3-4 foglie; in questa fase essa ha un aspetto cespitoso, accumula una grande quantità di sostanze nutritive ed inizia a differenziare le spighe;
3. Levata: con l’aumentare della temperatura la pianta inizia ad accrescersi, i culmi si allungano e l’infiorescenza continua a formarsi e ingrossarsi. Alla fine della levata si osserva la formazione dell’ultima foglia (foglia a bandiera) sovrastante la guaina fogliare che racchiude l’infiorescenza (fase di botticella);
4. Fioritura: dopo che la spiga è uscita dall’ultima guaina fogliare si ha la fioritura, che è resa evidente dalla fuoriuscita delle antere delle glumelle. L’impollinazione è autogama;
5. Maturazione: inizia quando la cariosside ha raggiunto le massime dimensioni e può essere distinta nei seguenti stadi:
. Maturazione lattea: le cariossidi sono ancora verdi, hanno un contenuto in acqua del 55-60% e consistenza lattiginosa-pastosa;
. Maturazione cerosa: in questa fase le cariossidi possono essere incise con l’unghia e presentano un’umidità del 40-45%;
. Maturazione piena: i chicchi sono completamente induriti ed hanno un’umidità del 20-25%;
. Maturazione di morte: la granella ha una percentuale di acqua del 14-16% e presenta le condizioni migliori per la conservazione.
Tecnica colturale
· Preparazione letto di semina: i lavori preparatori consistono in una o due arature non molto profonde (15-20cm);
· Semina: con seminatrice a file e con un’interfila di 15 cm.; generalmente si usa una quantità di seme intorno ai 200-220 Kg./ha;
· Controllo infestanti: trattamento in presemina e/o in preemergenza e/o in postemergenza con erbicidi specifici; Nell’areale dell’altopiano ragusano e modicano l’utilizzo degli erbicidi per il controllo delle infestanti è poco utilizzato al fine di non danneggiare la flora pabulare spontanea;
· Irrigazione: esigenze idriche soddisfatte da idrometeore;
· Concimazione: insieme alla corretta scelta varietale rappresenta l’intervento economico più efficace per migliorare la produzione e la qualità. Il principio basilare di una buona tecnica di concimazione è il soddisfacimento delle esigenze fisiologiche della coltura assicurando la maggiore efficienza dei nutrienti impiegati. Concorrono a tale finalità i giusti quantitativi di fertilizzanti impiegati e le scelte delle epoche di somministrazione. Nei nostri ambienti, a clima caldo arido, si può effettuare una sola concimazione al momento della semina utilizzando concimi ammoniacali in aggiunta ai fosfo-potassici, oppure effettuare due interventi fertilizzanti: il primo al momento della semina interrando i concimi fosfatici e potassici, mentre la concimazione azotata verrà effettuata poco prima della levata del grano (fine gennaio—febbraio), assicurandosi che nel terreno vi sia una sufficiente dotazione idrica o che comunque si prevedano delle imminenti piogge; ciò perchè in caso di carenza idrica nel terreno la concimazione non solo non sortisce alcun effetto positivo ma si riflette negativamente in quanto il concime entra in competizione con la pianta assorbendo la poca acqua residua del terreno. I quantitativi di concimi da somministrare alla coltura sono in funzione della fertilità del terreno e delle rese produttive attese. In linea generale nei nostri ambienti si può prevedere un apporto di fosforo sotto forma di P2O5 (anidride fosforica) di 30-40/Kg ad ettaro ed altrettanto di potassio. Per la concimazione azotata si dovrebbe seguire la tendenza a forzarla, considerando però i pericoli dell’allettamento e della stretta (resa particolarmente pericolosa e temibile dalla tardività della maturazione). Le varietà resistenti all’allettamento possono essere concimate finanche con 120-180 kg/ha d’azoto, ma in ambienti siccitosi la concimazione va opportunamente ridotta. La concimazione azotata oltre ad aumentare le produzioni areiche diminuisce la percentuale di bianconatura rendendo la granella più proteica. Particolarmente efficaci per prevenire la bianconatura sono le azotature tardive.
· Difesa fitosanitaria: si, con prodotti specifici;
· Raccolta: con mietitrebbia, quando la granella è al 25-30% di umidità;
· Conservazione: previo essiccamento, a una umidità di circa il 13%.
· Allettamento: provocato da piogge temporalesche; l’impiego di razze resistenti e la buona tecnica colturale (concimazioni equilibrate, semina a giusta distanza, ecc.) sono i mezzi migliori per prevenire questo malanno;
· Grandine: arreca danni sensibili alla spigatura e alla maturazione;
· Stretta: provocata dal sopraggiungere di venti caldi sciroccali al termine del ciclo vegetativo che provocano un’intensa traspirazione non compensata da un equivalente assorbimento radicale; si ha quindi formazione di granella striminzita.
Avversità di origine parassitaria
· Mal del piede: malattia favorita dall’umidità del terreno e dalle semine troppo fitte; si previene con la buona tecnica colturale, le razionali successioni (evitare il ringrano) e la semina di varietà ad essa resistenti;
· Ruggine: si manifesta sotto forma di piccole pustole sparse sulle foglie, sui culmi e sulle spighe; prevenzione simile a quella del mal del piede;
· Carie: trasforma le cariossidi in granelli ovoidali bruni, pieni di una polvere dall’odore disgustoso di pesce fradicio; la lotta si effettua con trattamenti preventivi a base di sali rameici e con la concia della semente;
· Oidio: colpisce foglie, steli e spighe formando una lanugine superficiale, prima bianca poi grigiastra disseminata di punti neri; la lotta si effettua con la concia delle sementi e con trattamenti anticrittogamici;
· Carbone: appare alla spigatura; le giovani spighe si presentano prive di spighette e ricoperte di una polvere bruno scura; il rimedio migliore è la concia del seme;
· Tignola e calandra o punteruolo: parassiti di origine animale che attaccano la granella nei magazzini; la lotta si effettua mediante l’impiego di fitofarmaci indicati, pulizia dei locali e arieggiamento del grano.
Destinazione del prodotto
Il frumento duro viene destinato principalmente alla produzione di pasta secca che viene prodotta con la semola ottenuta con la frantumazione del frumento attraverso rulli di acciaio contrapposti, o con il semolato ottenuto da una seconda lavorazione del frumento duro dopo l’ottenimento della semola.
Varietà di grano duro
Per quanto riguarda le varietà più diffuse nell’isola sulla base di indagini condotte dalle Sezioni Operative di Assistenza Tecnica dell’Assessorato Agricoltura e Foreste e di quelle dell’E.S.A. è emersa una distribuzione varietale molto variegata. Al primo posto risulta la varietà Simeto, seguita da Arcangelo, Duilio, Colosseo, Creso, Tresor, Appulo, Ciccio, Ofanto e Valbelice. In misura minore sono pure diffuse le varietà Rusticano, Norba e Platani.