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Tecnici E.S.A. al lavoro La Sezione Coordinata di Assistenza Tecnica di Ragusa è attualmente dotata di due tecnici che in questi ultimi anni hanno curato in particolar modo il settore della foraggicoltura in ambiente asciutto Nel corso dell’annata agraria 1999/2000 sono stati avviati diversi campi dimostrativi sia sul miglioramento dei pascoli degradati che sulla coltivazione di essenze foraggere da fieno e/o fieno-silo. E’ stato realizzato anche un campo di confronto varietale di grano duro al fine di orientare gli agricoltori verso la scelta di quelle varietà meglio rispondenti alle nostre condizioni pedo-climatiche. Per le aree irrigue è stato realizzato un campo di confronto di trifogli alessandrini e trifogli resupinati. I campi dimostrativi realizzati nelle aziende degli allevatori vengono seguiti dai tecnici della Sezione che rilevano periodicamente l’adattabilità, lo stadio biologico, la produttività e la persistenza delle diverse essenze introdotte nel nostro ambiente. I risultati produttivi, tecnici ed economici conseguiti vengono divulgati attraverso riunioni ed incontri con agricoltori e tecnici, con visite guidate direttamente presso i campi dimostrativi e con la distribuzione di fogli divulgativi, appositi opuscoli e notiziari tecnici. I tecnici della Sezione forniscono un costante supporto tecnico a tutti gli interessati, sia nella sede dell’Ufficio che con visite aziendali, attraverso consigli sulla gestione dell’azienda, sulle innovazioni tecnologiche e sulla legislazione regionale, nazionale e comunitaria.
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Trifoglio resupinato Il trifoglio resupinato appartiene al genere trifolium. E’ pianta annuale, di altezza variabile fra i 20 e i 70-80 cm, con fusto flaccido e cavo. I semi, di colore marroncino, sono molto piccoli. Il trifoglio resupinato si adatta ai terreni di medio impasto ed argillosi con pH compreso fra 6 e 8,5. La semina va effettuata nel periodo autunnale con l’utilizzo di seminatrici idonee alla distribuzione dei semi minuti, ponendo particolare attenzione alla profondità di semina che deve essere quasi superficiale, coprendo i semi con pochi mm. di terra, altrimenti se ne compromette l’emergenza. I lavori preparatori devono essere accurati lasciando il terreno ben livellato. Il trifoglio resupinato si puo coltivare in semina pura o in consociazione con il loietto adottando ad ettaro la seguente densità di semina:
Nel corso dell’annata agraria 1999/2000 la Sezione ha avviato un campo dimostrativo sulla coltivazione del trifoglio resupinato “Laser” in una azienda ad indirizzo zootecnico in contrada S. Paolino in agro di Ragusa posta a circa 150 m s.l.m. L’azienda dispone di acqua per usi irrigui utilizzabile nei periodi di carenza idrica. Il terreno, su cui è stata effettuata la prova di coltivazione, è pianeggiante, di medio impasto, profondo e fertile. La semina, preceduta dai lavori preparatori del terreno, è stata effettuata il 20 Ottobre 1999 con una seminatrice, utilizzando i quantitativi di semente ad ettaro precedentemente indicati. L’emergenza è stata ottima. Il foraggio è stato utilizzato allo stato verde portandolo direttamente in mangiatoia per alimentare un gruppo di bovine da latte; è stato sfalciato con una falcia—trincia—caricatrice. La produzione complessiva è stata molto abbondante superando nei quattro sfalci effettuati i 1.500 q.li di foraggio verde ad ettaro. Il primo sfalcio è stato effettuato il 25 gennaio dopo circa 90 giorni dalla semina; il 2° il 25 marzo; il 3° il 30 aprile e l’ultimo a fine maggio. Durante i periodi di carenza idrica sono state effettuate delle irrigazioni di soccorso. Per quanto riguarda la concimazione è stato utilizzato il concime binario 25-10 alla dose di 4 q.li per ettaro distribuito prima della semina, mentre in copertura, nella 2° decade del mese di febbraio, è stato impiegato il concime ternario 11-22-16 nella quantità di 3 q.li ad ettaro. Il trifoglio resupinato “Laser”, caratterizzato dalla notevole capacità di ricaccio, coltivato in consociazione con il loietto, ha consentito di ottenere produzioni abbondanti dal notevole valore nutritivo. I risultati analitici effettuati su un campione di foraggio, presso il laboratorio del Consorzio di Ricerca Filiera Casearia di Ragusa, sono i seguenti:
Dall’esperienza maturata in zona, la coltivazione del trifoglio resupinato “Laser”, sia per essere utilizzato a pascolo che per sfalcio, è sicuramente consigliabile in quelle aziende che dispongono di acqua per usi irrigui al fine di intervenire con irrigazioni nei periodi di carenza idrica, mentre in ambiente asciutto, date le notevoli esigenze idriche della pianta, la coltivazione è consigliabile soltanto nelle zone alte poste ad un’altitudine sopra i 400—500 m s.l.m. dove le probabilità di piogge sono maggiori rispetto alle zone litoranee.
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Medica scutellata Fra le nuove essenze foraggere leguminose introdotte nel territorio ibleo, a ciclo autunnale—primaverile, per la produzione di fieno, la medica scutellata coltivata in purezza o in consociazione con il loietto e/o avena è quella che, trovando il consenso degli allevatori, si è maggiormente diffusa passando dai pochi ettari coltivati 3– 4 anni fa agli atttuali 700 –800 ettari. I motivi della diffusione della coltivazione della medica scutellata sono da individuare in una produzione, di solito, medio - alta, alle buone caratteristiche qualitative del foraggio e all’adattabilità alle nostre condizioni pedoclimatiche. Da qualche anno è stato sperimentato con successo, in qualche azienda del ragusano, la destinazione del foraggio di medica per l’ottenimento di fieno– silo, dalle ottime caratteristiche qualitative. Per ottenere un buon fieno - silo si procede allo sfalcio della medica quando la pianta si trova allo stadio di fioritura. Il foraggio sfalciato, con una falcia—condizionatrice, viene lasciato sul campo per uno o più giorni, in relazione alle condizioni climatiche, fino a portare il valore della sostanza secca intorno al 28-30 %. Successivamente si procede ad insilare il foraggio effettuando la raccolta con una macchina trincia—caricatrice. Le produzioni in fieno—silo variano dai 250-350 q.li ad ettaro. Le caratteristiche qualitative del fieno silo sono ottime risultando il foraggio molto digeribile ed appetito dal bestiame. Sembra che l’utilizzo del fieno silo di medica contribuisca a limitare lo stress da caldo nelle bovine da latte nel periodo estivo. La composizione media qualitativa del fieno-silo di medica scutellata è la seguente:
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Campo di confronto varietale di grano duro La Sezione ha avviato nel corso dell’annata agraria 1999-2000 un campo di confronto varietale di grano duro, al fine di individuare le varietà che meglio si adattano alle nostre condizioni pedoclimatiche. Il campo, dell’estensione di ettari due, è stato realizzato, presso l’azienda dei F.lli Dinatale, in contrada Gallina, posta a circa 220 m s.l.m., in agro di Ragusa. L’appezzamento di terreno su cui è stata effettuata la prova è di forma regolare, pianeggiante, di medio—impasto, discretamente profondo e fertile. I lavori preparatori del terreno, effettuati nel periodo autunnale, sono consistiti in due arature con aratro a sei dischi. Per la concimazione di fondo è stato impiegato un concime organico biologico alla dose di 6 q.li ad ettaro. Per la concimazione di copertura è stato utilizzato il nitrato ammonico alla dose di 4 q.li ad ettaro, distribuito a spaglio nei primi giorni del mese di febbraio. Le varietà di grano messe a confronto sono state: Valbelice, Arcangelo, Simeto e Ciccio. La semina è stata effettuata nella prima decade del mese di dicembre, impiegando per tutte quattro le varietà la densità di semina di 200 Kg di semente ad ettaro. L’emergenza delle piante è stata buona ed uniforme. L’accestimento medio nelle quattro varietà di grano è stato il seguente:
Il ciclo biologico è stato sostanzialmente identico per le CV. Simeto, Ciccio ed Arcangelo, mentre la CV. Valbelice è stata più tardiva di un 4-5 giorni, rispetto alle varietà sopracitate. I risultati produttivi sono stati discreti, grazie alle piogge che si sono registrate nel mese di aprile, dopo un periodo di prolungata siccità. In particolare le rese ad ettaro per le varietà messe a confronto sono state le seguenti:
La CV. Valbelice, oltre a distinguersi per una maggiore produzione in granella rispetto alle altre varietà, ha fornito un maggior quantitativo di paglia che per la zona del ragusano è una caratteristica molto apprezzata dagli allevatori. Per ogni varietà di grano è stato prelevato un campione per effettuare, presso il laboratorio dell’Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura di Catania, le analisi ai fini della determinazione delle caratteristiche qualitative delle quattro varietà di grano messe a confronto. I risultati analitici saranno resi noti non appena saranno in possesso della Sezione.
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In applicazione al regolamento CE 1254/99, per il settore bovino, vengono concessi, per l’anno 2000, una serie di aiuti agli allevatori, per le seguenti categorie di animali:
BOVINI MASCHI Per i bovini maschi, a differenza degli anni scorsi viene eliminato il limite di 90 capi per azienda, mentre resta confermato il limite massimo di 2 UBA (Unità bovina adulta) per ettaro di superficie foraggera. All’Italia è stato assegnato un numero di capi non superiore a 598.746, qualora il numero di premi richiesti pagabili superi il plafond nazionale, l’Organismo pagatore provvede ad operare una riduzione proporzionale allo splafonamento fino a rispettare il plafond stesso. Sono esclusi dalla riduzione i produttori che hanno presentato la domanda per un numero non superiore a 25 capi nel corso dell’anno. L’aiuto viene concesso una sola volta nella vita dell’animale per tori o vitelloni al raggiungimento del 7° fino al 18° mese di vita.Beneficiari del premio: Possono usufruire del premio tutti gli allevatori con regolare iscrizione all’anagrafe delle aziende zootecniche, titolari di partita IVA e detentori dei bovini che devono essere identificati, con le apposite marche auricolari, e registrate nel registro di stalla vidimato dal Servizio Veterinario dell’ASL. Presentazione domanda: La domanda o le domande di premio (massimo 5) si possono presentare dal 15 marzo al 30 novembre 2000. Entità degli aiuti per capo:
Obblighi del richiedente:
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Mais insilato
L’insilamento del mais è una tecnica idonea alla conservazione del foraggio allo stato umido che prevede la stabilizzazione della massa attraverso l’induzione di una buona fermentazione lattica. Il mais a maturazione cerosa è un alimento che può rappresentare la componente maggioritaria della razione consumata giornalmente dal bovino. Esso è in grado di assicurare una buona funzionalità del rumine, contenendo al tempo stesso il costo della razione. Di seguito vengono elencati alcuni suggerimenti utili per ottenere un buon insilato di mais:
Il momento giusto per la raccolta della pianta corrisponde al raggiungimento dello stadio di maturazione cerosa avanzata (30-35 % di sostanza secca). Ai fini della conservazione dell’insilato è importante che la concentrazione dei zuccheri semplici non dovrebbe scendere al di sotto del 6-7 %, pena la compromissione delle fermentazioni lattiche. I segnali più indicativi, interpretati con il dovuto senso critico e la necessaria esperienza, sono:
Purtroppo non sempre è possibile raccogliere la pianta al momento giusto, sia per le condizioni atmosferiche avverse che per la mancata disponibilità del contoterzista od altro. Rimandare l’epoca di raccolta può significare ottenere un prodotto con una percentuale di sostanza secca al 37-40 % con l’aumento dei carboidrati strutturali a scapito di quelli semplici, con la lignificazione dello stocco e la riduzione delle proteine; il tutto aggravato dalla difficoltà di compressione dell’insilato.
Il silo, generalmente a trincea in cemento armato, prima di essere utilizzato, deve essere ben lavato e pulito accuratamente; comunque severa dovrà essere l’eliminazione della sporcizia, della polvere e di qualsiasi materiale estraneo.
Ancora oggi si confrontano opinioni diverse. Ma la maggior parte degli esperti è concorde nel ritenere utile una lunghezza di taglio compresa fra 1,5 e 2 cm se si dispone della schiacciatrice della granella e di 0,8—1,8 cm nel caso che tale attrezzo manchi. Il taglio corto darà un prodotto meglio comprimibile ma non adatto alle esigenze fisiologiche del ruminante.
E’ necessario bloccare al più presto i processi respiratori e l’attività enzimatica della massa trinciata attraverso un’efficacia e rapida compressione che riduca la disponibilità di ossigeno, creando le condizioni per una fermentazione lattica ottimale. In caso di forzata interruzione delle operazioni di riempimento del silos è bene procedere alla copertura provvisoria dell’insilato.
La compressione della massa dell’insilato ha lo scopo di raggiungere l’espulsione dell’aria in tempi rapidi, pertanto è bene comprimere l’insilato continuamente anche a strati sottili. Durante le operazioni di caricamento del silos e di compressione si deve evitare, per quanto possibile, l’imbrattamento e il trasporto in silo di terra e fango, con il pericolo di innestare, per la presenza di clostridi, le fermentazioni della putrefazione. Chiusura La chiusura del silo deve essere immediata, ermetica e realizzata con materiale plastico nero sotto e bianco sopra. Da evitare il colore nero e le coperture trasparenti. Evitare le infiltrazioni d’acqua specialmente lungo i bordi. Per compattare bene la massa dell’insilato possono essere utilizzati diversi materiali (sacchetti pieni di pietrisco, blocchi in cemento armato, copertoni, ecc.).
L’apertura può avvenire dopo circa quaranta giorni. Al momento di utilizzare il nuovo insilato per l’alimentazione si deve porre particolare attenzione ai pericoli di cambio di alimento che dovrà essere gestito con prudenza in quanto ogni silo possiede le sue peculiarità. Inoltre il silo deve essere dimensionato in modo tale che il fronte di estrazione giornaliero sia di almeno 15-20 cm di profondità. Il tutto viene facilitato se esistono condizioni di equilibrio tra consumo giornaliero e superficie di taglio. In ogni caso si devono eliminare le parti alterate e se l’insilato non riesce perfettamente bene si deve utilizzare con prudenza e in quantitativi ridotti integrando l’alimentazione con una maggiore quantità di fibra strutturata (paglia, ecc.) e con integratori vitaminici del gruppo B, vit. PP ed E, per un periodo di almeno una decina di giorni.
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Concimi biologici In riferimento alla circolare ministeriale del 13 settembre 1999 n. 8, i fertilizzanti ammessi all’impiego in agricoltura biologica, oltre a rispettare i requisiti previsti dalla legislazione attuale, dovranno riportare sugli imballaggi, sulle etichette e sui documenti di accompagnamento, in aggiunta alle eventuali indicazioni specifiche concernenti l’uso in agricoltura generale, la dicitura “ Consentito in agricoltura biologica”. Inoltre sull’etichetta, oltre ad i titoli in elementi fertilizzanti, deve essere indicato l’elenco delle materie prime che entrano nella formulazione. Sementi e materiali vivaistici per l’agricoltura biologica Il Ministero per le politiche agricole ha stabilito che l’ENSE gestisca una “borsa dati” relativa alle sementi e ai materiali vivaistici da riproduzione ottenuti con metodi biologici. L’obbligatorietà dell’impiego del materiale da riproduzione “Biologico” per l’impianto delle colture biologiche è stato ultimamente prorogato al 31 dicembre 2003.
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