REGIONE SICILIANA

E.S.A.

ENTE DI SVILUPPO AGRICOLO

SEZIONE COORDINATA DI ASSISTENZA TECNICA RAGUSA

MIGLIORAMENTO  DEI  PASCOLI NELL’AREA  IBLEA

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5. NUOVE FORAGGERE PER MIGLIORARE LA PRODUZIONE  DEI  PASCOLI

 

            Nelle aziende zootecniche dell’area Iblea è emerso da una indagine condotta dalla Sezione, la notevole incidenza che hanno i riposi pascolativi nell’alimentazione del bestiame. Risulta che circa il 50 - 60 % dell’intera superficie aziendale è utilizzata con il pascolo, che è però in molti casi, per cause diverse, alquanto degradato.

            I pascoli costituiscono la base alimentare dei bovini durante il periodo di disponibilità e rappresentano la forma dei foraggi più appetibili e di notevole valore nutritivo. Tuttavia l’utilizzazione del pascolo è molto variabile in relazione a diversi fattori quali:

- composizione floristica: il pascolo naturale è costituito da un grande numero di specie erbacee, variamente assortite, in funzione dell’adattabilità di ciascuna alle condizioni climatiche e pedologiche. La composizione chimica, le proprietà nutritive e l’appetibilità sono specifiche di ogni essenza, per cui il valore nutritivo del pascolo dipende strettamente dalla sua composizione floristica; si hanno infatti piante ad alto valore nutritivo e piante a modesto valore nutritivo, con la presenza talvolta di essenze dannose;

- condizioni climatiche: la temperatura e la piovosità condizionano la qualità e la quantità del pascolo, influendo sia sulla composizione della flora pabulare, che sullo sviluppo di ciascuna pianta;

- fattori pedologici: sono legati alla composizione chimica e strutturale del terreno, influendo, anch’essi, alla composizione quali-quantitativa della flora.

            La selezione  di animali di elevato pregio genetico e i moderni orientamenti sulla nutrizione animale suggeriscono di mantenere costante per tutti i periodi dell’anno la composizione della dieta, al fine di ridurre possibili turbe digestive alla sostituzione di un alimento con un altro; si tende pertanto a ridurre o ad eliminare l’utilizzazione del pascolo o del foraggio verde in mangiatoia. Tuttavia si deve evidenziare che l’utilizzazione razionale del pascolo risulta spesso conveniente dal punto di vista nutritivo ed economico, rispetto alle razioni a base di foraggi conservati (fieni ed insilati). L’immissione controllata al pascolo di buona qualità coincide quasi sempre con un aumento produttivo, accompagnato da un aumento globale della fertilità e dei parametri riproduttivi.

             L’epoca di utilizzazione del pascolo si ha durante il periodo autunno-inverno-primavera, risultando molto variabile in relazione ai diversi andamenti climatici stagionali.

             Al fine di consentire un rapido recupero dei pascoli si è voluta seguire l’esperienza maturata in Sardegna dove la pratica del miglioramento dei pascoli, attraverso la semina di leguminose annuali autoriseminanti, è stata avviata da circa un trentennio.

            Nella zona del ragusano la Sezione, con la collaborazione del Dr. Salsano, esperto in foraggicoltura, responsabile della ditta sementiera SAG di Olbia, ha avviato delle prove di miglioramento dei pascoli, a partire dall’annata agraria 1993-94, per saggiare la validità di questa pratica, allo scopo di rendere meno onerosa la voce “alimentazione” nell’economia aziendale, con la costituzione di un prato-pascolo della durata di tre - quattro anni, se ben gestito.

            Per il miglioramento dei pascoli sono stati provati in zona due miscugli di leguminose autoriseminanti, costituiti di essenze foraggere appartenenti al Genere Medicago (mediche) e al Genere Trifolium subterraneum ( trifogli sotterranei), di cui uno denominato sub-medic B e l’altro sub-medic A, rispettivamente il primo più adatto alle zone basse (sotto i 400 m/s.l.m.) e l’altro meglio rispondente alle condizioni climatiche delle zone alte ( sopra i 400 m/s.l.m.).  Entrambi i miscugli sono caratterizzati dall’avere la stessa composizione floristica rappresentata in percentuale diversa.

             I miscugli utilizzati nei campi dimostrativi sono costituiti da:

-         Medicago rugosa;

-                         truncatula;

-                         polimorfa;

-         Trifoglio sotterraneo CV. Clare.         

 

1 2 3 4

medica polimorfa

medica rugosa medica truncatula trifoglio sotterraneo

    1- Medica Polimorfa 2- Medica Rugosa 3- Medica Truncatula 4- Trifoglio Sotterraneo

            Dalle rilevazioni effettuate in campo, durante le diverse fasi di utilizzazione dei pascoli, tutte le sopracitate essenze si sono adattate alle condizioni pedo-climatiche della zona, dimostrandosi notevolmente produttive. Il miscuglio, costituito da diverse essenze foraggere, consente di valutare e confrontare  l’adattabilità e la produttività delle diverse specie introdotte che, avendo comportamento biologico diverso, garantiscono una maggiore continuità produttiva. Infatti, in base ai differenti andamenti climatici stagionali,  nel miscuglio si hanno essenze che si adattano meglio in determinati anni ed altre che si adattano in anni diversi, per cui il miscuglio in un certo senso riduce l’area di rischio produttivo.

La composizione floristica dei miscugli sub-medic delle zone basse differisce rispetto a quelli della zona alta, per avere una maggiore percentuale di essenze foraggere precoci in grado di sfuggire meglio ai periodi di siccità anticipata, che statisticamente sono più frequenti nelle zone basse. Fra le diverse essenze foraggere introdotte le più precoci sono:

la medica polimorfa e la medica rugosa seguita dalla medica truncatula e in ultimo il trifoglio sotterraneo CV. Clare.

Le specie appartenenti al genere Medicago si adattano ai terreni a reazione alcalina mentre le specie appartenenti al Genere Trifolium subterraneum prediligono terreni a reazione acida, tuttavia  la CV. Clare del trifoglio sotterraneo non ha manifestato sintomi di sofferenza nei confronti dei terreni della zona, a differenza di altre varietà provate in zona, che non sono riuscite ad adattarsi. 

            Prima di effettuare l’introduzione dei miscugli sopracitati, oltre all’esame dei dati termopluviometrici, è stato effettuato uno studio pedologico e floristico del territorio. La matrice geologica, per larga parte del territorio ibleo, è costituita da rocce calcaree sedimentarie del Miocene. I terreni da essa originati sono costituiti da terre bruno-calcarei di scarsa profondità (10 - 50 cm), con pH compreso fra 7,2 - 8,0. I terreni sono di medio impasto con buona fertilità in cui il fattore limitante alla produttività, oltre ad essere dovuto al limitato spessore del terreno, è determinato dalla bassa e irregolare distribuzione delle piogge durante l’autunno e la primavera.

L’indagine floristica ha evidenziato nei suoli sottoposti a seminativo o a riposo, una modesta presenza di specie autoriseminanti di pregio soprattutto nelle zone basse. Questo inconveniente, o meglio dire degrado della cotica, va imputato all’uso indiscriminato dell’azoto, alle lavorazioni profonde del terreno  e soprattutto alla notevole presenza di erbe infestanti ( Diplotax eurocoides, Crisantemum coronarium, malve e diverse essenze spinose quali cardi, scarline, calcatreppole, zafferanoni,ecc.). Tra le essenze palatabili, in linea di massima, sono risultate presenti in maggior numero, per il Genere Medicago: la specie rugosa, polimorfa, truncatula, orbicularis, ciliaris ed altre di minore importanza. Per il Genere Trifolium le specie stellatum, angustifolium, scabrum, nigrescens, lappaceum ed il trifoglio sotterraneo (quest’ultima specie è più diffusa nelle zone alte). In linea generale, per avere delle buone produzioni pascolative sono necessarie notevoli quantità di plantule utili, non inferiori alle 250 - 300 piante per mq.

            Sulla base delle esperienze maturate in Sardegna, sono stati realizzati dei campi dimostrativi sul miglioramento dei pascoli nel territorio ibleo con l’introduzione dei miscugli  sopracitati costituiti dalle specie autoriseminanti di pregio più confacenti alle condizioni ambientali e pedologiche del territorio. Le essenze leguminose introdotte, appartenenti al Genere Medicago e Trifolium, sono costituite da specie annuali con ottima produttività ed elevata capacità di produrre semi, di cui una buona percentuale di seme duro; intendendosi per seme duro quello che germina soltanto quando si verificano determinate condizioni climatiche, conservando la germinabilità anche a distanza di anni, consentendo così alle specie introdotte di conservarsi nel tempo. Dal punto di vista agronomico le specie introdotte, che esistono allo stato spontaneo, sono caratterizzate dall’avere un forte potere di miglioramento della fertilità dei terreni. Sono piante annuali, con sviluppo autunno-inverno- primaverile. Hanno apparato radicale superficiale ricco di tubercoli in cui vivono in simbiosi con la pianta dei batteri (Rhizobi) che hanno la capacità di fornire alla pianta tutti i fabbisogni di azoto. Alla morte della pianta i batteri cessano la loro attività arricchendo in modo molto significativo i terreni di sostanza organica. Lo sviluppo vegetativo delle Leguminose è fortemente condizionato dalla intensità luminosa e dalla durata della luce del giorno. Non tollerano la competizione di erbe infestanti e lo sviluppo sproporzionato delle graminacee.

            I semi dei miscugli delle leguminose introdotte nella zona  provengono dalla Australia, dove si sono specializzate delle ditte sementiere, che producono e raccolgono le sementi per poi commercializzarle nei diversi Paesi. Tuttavia l’origine delle sementi introdotte deve ricercarsi, probabilmente, nel bacino del Mediterraneo. In Australia, dove la pastorizia rappresenta la struttura portante di un’economia che è prevalentemente agricola, l’esigenza del miglioramento dei pascoli è stata sempre sentita. Le essenze foraggere coltivate venivano introdotte dal Nord Europa con risultati non tanto soddisfacenti, a causa degli ecotipi introdotti che, adatti a condizioni climatiche caratterizzate da inverni freddi ed estati miti e piovose, non si dimostrarono idonei alle regioni di nuova coltura dell’Australia del Sud, dove gli inverni non sono  troppo rigidi ed i mesi estivi hanno un decorso caldo e siccitoso. A causa degli insuccessi ottenuti con tali specie e tipi, a partire dal 1930, è stata iniziata una sistematica ricerca ed introduzione di specie foraggere dai Paesi del bacino del Mediterraneo che presentano condizioni similari a quelle dell’Australia del Sud. Sono state introdotte un numero impressionante di specie (circa 60-70.000), di cui oltre il 60 % si sono dimostrate non adatte alle condizioni del Sud-Australia. La metodologia seguita nell’introduzione e nella diffusione delle nuove cultivar è molto severa. Per un triennio si esamina il comportamento biologico e produttivo delle specie introdotte; le più promettenti per un altro triennio vengono saggiate in una pluralità di situazioni climatiche, prima di essere diffuse nella normale coltura da pieno campo. Contemporaneamente, si inizia il lavoro di selezione, che tende principalmente ad esaltare la capacità produttiva, a creare cultivar a differente precocità e ad ottenere, nell’ambito delle specie poliennali, linee più longeve e resistenti al prolungato deficit idrico durante l’estate. Il lavoro di introduzione di nuove specie ed il miglioramento genetico si svolge nei laboratori e nei campi sperimentali di appositi istituti di ricerca.

            Nell’area del ragusano, durante questi primi anni di prove sul miglioramento dei pascoli, effettuate con l’introduzione dei miscugli sopracitati, si sono ottenuti dei risultati produttivi, in linea generale, molto interessanti anche dal punto di vista qualitativo. I risultati produttivi al secondo anno di coltivazione sono stati più bassi rispetto all’anno di semina, con alcuni casi d’insuccesso, determinato spesse volte, dalla cattiva gestione del pascolo, soprattutto nell’ultima fase di utilizzazione,  che coincide con la fase di fruttificazione. Per favorire un’abbondante risemina delle piante  è necessario, durante la fase di fruttificazione, allontanare gli animali dal pascolo, prima che la cotica erbosa sia eccessivamente degradata. Un’abbondante risemina costituisce la premessa per l’ottenimento di un buon pascolo negli anni successivi. Altra conseguenza della minore produzione riscontrata al secondo anno di coltivazione potrebbe essere dovuta all’andamento climatico sfavorevole allo sviluppo delle mediche e dei trifogli, durante il periodo autunnale dell’anno 1994, in cui si sono registrate piogge anticipate seguite da un periodo di prolungata siccità; in questi casi si ha la moria delle piante utili mentre riescono a sopravvivere le erbe infestanti che soffocano le poche erbe palatabili rimaste. Di solito gli andamenti climatici favorevoli allo sviluppo delle mediche e dei trifogli si hanno quando si verifacano nel periodo autunnale piogge frequenti e durature per diversi giorni con un notevole grado di umidità dell’aria. Nelle prove di coltivazione effettuate nell’area iblea, il miscuglio è stato coltivato sia in semina pura che in consociazione con delle graminacee,  quali orzo e/o avena e/o loietti. Quando si effettua la consociazione del miscuglio con le graminacee, i quantitativi di quest’ultime devono essere modesti, in quanto le mediche e i trifogli soffrono l’eccessiva competizione. La semina è stata effettuata nel periodo autunnale, su terreno ben preparato, verso la fine del mese di settembre e la prima decade del mese di ottobre nelle zone alte  e verso  la terza decade del mese di ottobre e la prima decade del mese di novembre per le zone basse, effettuando la semina quando le condizioni di umidità del terreno sono sufficienti. Gli animali sono stati portati al pascolo dopo circa 45 giorni dalla semina se effettuata in epoca anticipata, quando l’altezza delle piante raggiunge circa i 15 -18 cm. Per il pascolamento delle essenze foraggere seminate sono state seguite due diverse modalità di utilizzazione: la prima consistente nel mantenere un discreto carico di bestiame per tutto il periodo produttivo, con  l’allontanemento degli animali soltanto quando la cotica erbosa è eccessivamente ridotta o in stasi vegetativa, durante il periodo invernale in coincidenza di basse temperature; la seconda modalità di utilizzazione consiste nella turnazione del pascolo, immettendo un notevole numero di animali (  30 - 40 capi bovini adulti per ettaro ) per poche ore al giorno con un tempo di permanenza variabile fra 5-6 giorni e i 10-15 giorni in relazione allo sviluppo vegetativo raggiunto dalle essenze pabulari. Il turno di pascolamento, cioè il periodo compreso fra una pascolata ed un’altra, varia in funzione della stagione e degli andamenti climatici. Di solito nella zona sono stati effettuati tre - quattro turni di pascolamento. L’epoca di utilizzazione dei pascoli da parte degli animali è compresa fra il periodo autunnale e la fine del mese di aprile - fine del mese di maggio e varia in relazione agli andamenti stagionali. Le essenze foraggere introdotte sono risultate molto appetibili. L’utilizzazione razionale del pascolo consente  buoni incrementi produttivi sia negli animali da carne che da latte con effetti positivi sulla fertilità e sullo stato di salute. Un aspetto molto importante nella fase di utilizzazione del pascolo, sia libero che turnato, è di fare in modo che la cotica non venga degradata eccessivamente durante la fase di fruttificazione, al fine di consentire alle essenze pabulari un’abbondante risemina.  

1 2 3
Miglioramento del pascolo a due mesi dalla semina

Rilievo risemina

rilievo emergenza plantule

1-Miglioramento del pascolo a due mesi dalla semina 2-Rilievo risemina  3- Rilievo emergenza plantule

 

             Per la valutazione della capacità di risemina delle diverse essenze foraggere introdotte, è stato effettuato, per i campi dimostrativi avviati nell’annata agraria 1994/95, nel periodo estivo ( estate 1995 ), il prelievo dei legumi delle diverse essenze introdotte, con la raccolta dei legumi ricadenti in un dm quadrato, con lanci ripetuti ( 10 volte ) e casuali per ogni campo  e  riportando i dati al mq ( vedi tav.9).

            Nel mese di ottobre 1995, per i campi sopracitati, sempre con lo stesso sistema, sono state conteggiate le piantine utili germogliate, per la valutazione qualitativa dell’emergenza, considerando buona un’emergenza di circa 250-300 piantine per mq. (vedi tav.10).

  Tavola 9 - Risemina essenze foraggere campi dimostrativi sul miglioramento dei pascoli seminati nell'annata agraria 1994/95. Dati riferiti a mq.

M.rugosa

M. truncatula M. polim. brev. M. polim. ispida Trif. sott. clare

Ditte

n.

legumi

n.

semi

% sem.

abortiti

n.

legumi

n.

semi

% sem.

abortiti

n.

legumi

n.

semi

% sem.

abortiti

n.

legumi

n.

semi

% sem.

abortiti

n.

legumi

n.

semi

% sem.

abortiti

Totale

n.legumi

Guastella 250 1-2 25-30 10 4-5 100 10 2 50 -- -- -- -- -- -- 270
Tumino 550 1-2 20 50 4-5 50 650 2-4 -- 40 3-4 -- 110 2-4 10 1.400
Dinatale 140 1-2 50 20 -- 100 2.700 2-6 50 100 -- 100 40 2-3 -- 3.000
Firrito 30 0-2 70 30 1-2 -- 140 2-4 25 900 2-3 10 50 3 -- 1.150
Lissandrello 1.000 1-2 5 140 1-5 30 50 2-3 25 50 2-3 -- 50 3 -- 1.290

 

  Tavola 10 - Miglioramento pascoli semina anno 1994.

Rilievo emergenza plantule effettuato nel mese di ottobre 1995

 

Ditte Data rilievo Contrada Altitudine N. Plantule per MQ
Guastella 05/10/95 Fortugno 580 20
Tumino 10/10/95 Castiglione 614 365
Dinatale 11/10/95 Fullone 670 624
Firrito 11/10/95 Cornocchia 610 137
Lissandrello 13/10/95 Gallina 260 429

Ai fini della valutazione qualitativa di un pascolo si considera buona un'emergenza di circa 250-300 piantine utili per mq.

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