|
Valorizzazione dal punto di vista dietetico-alimentare e fitoterapeutico di composti tannici presenti nel carrubo (ceratonia siliqua)*
M. Baraldi, R. Avallone, L. Corsi, C. Baraldi, F. Farina*, F. Cosenza*, M.L.
Zeneroli* |
La scarsa resa economica legata al prevalente uso attuale della farina di
carrube nel settore mangimistico unitamente all’alto costo della raccolta,
stanno mettendo in serie difficoltà il mantenimento sul territorio della pianta
in oggetto nonché lo sfruttamento dei suoi frutti.
Per arrestare tale processo sono stati messi in atto programmi di ricerche
pilota allo scopo di rendere possibile l’utilizzo della farina ottenuta dalla
polpa dei frutti di carrube nella creazione di prodotti più utilizzabili
nell’alimentazione umana. Poiché una delle limitazioni all’uso delle suddette
farine è rappresentata dall’eccesso di astringenza dovuta ai tannini, si sta
cercando
di eliminare in parte tali componenti, che per inciso dopo estrazione possono
rappresentare sotto-prodotti ad alta valenza economica, con l’intento di
ottenere sfarinati di carrubo più palatabili.
Dal punto di vista tecnico, infatti, la farina di carrube contiene circa il 20%
di sostanze polife-noliche rappresentate in gran parte da tannini, alcuni dei
quali trovano oggi impiego nel trattamento delle patologie degenerative dovute
all’eccesso di radicali liberi e nella prevenzione di alcune patologie
neoplastiche.
SCOPO DELLA RICERCA
Le ricerche da noi proposte si basano sullo sviluppo in Sicilia ed in Sardegna
di una filiera agroindustriale per la produzione di farine utilizzabili nel
settore alimentare, nella prevenzione delle patologie degenerative da radicali
liberi e nell’estrazione di sostanze tanniche utilizzabili nel settore della
attività chemopreventiva dei tumori fondata sulla conservazione e sul
miglioramento della coltivazione del carrube (Ceratonia siliqua L).
I nostri studi si sono proposti di analizzare a fondo le caratteristiche della
farina di carrube con il particolare intento di classificare i tannini presenti
e di mettere in atto gli opportuni accorgimenti per la loro estrazione. I
tannini estratti dalle farine potrebbero trovare utilizzazioni industriali nella
creazione di prodotti “no-food” utilizzabili a scopo salutistico. Esperimenti
preliminari concementi l’applicazione di nuove tecniche estrattive di tipo
chimico (solventi organici) o fisico (es. apparecchi a COz supercritica,
strumenti per la nanofiltrazione) sono già in atto.
Le farine così ottenute dopo il depauperamento dei tannini potrebbero essere
indirizzate alla creazione di prodotti dietetici anche in considerazione del
loro alto contenuto di fibre (circa il 4%) oggi molto ricercate per i benefici
effetti svolti sulla peristalsi intestinale e per il loro effetto inibente
sull’assorbimento dei grassi.
Per quanto concerne i tannini va precisato che essi rappresentano dei polifenoli
complessi classificati in due grandi gruppi: tannini condensati e tannini
idrolizzabili. I tannini condensati sono polimeri formati da tante unità di
flavan-3oli o di flavan-3,4-di oli mentre i tannini idrolizzabili sono
poliesteri dell’acido gallico e dell’acido ellagico.
Alcuni dei tannini condensati (rappresentati principalmente dalle antocianidine)
sono dotati della capacità di svolgere un ottimo effetto scavenger cioè di
ripulitura dai radicali liberi (perossidi) oggi chiamati in causa nella maggior
parte delle patologie vascolari e degenerative: sembra pertanto utile che questi
tannini rimangano negli sfarinati di carrube per il loro alto valore
salutistico. Per quanto riguarda invece la componente tannica rappresentata da
monomeri a basso peso molecolare quali la epigallocatechina-3-gallato (EGCG) e
la epicatechina-3gallato (ECG) si prevede una loro estrazione e purificazione
poiché potrebbero trovare impiego come antitumorali in relazione alla loro
capacità di bloccare lo sviluppo tumorale e i processi
angiogenetici indispensabili a tale crescita.
La EGCG, infatti, presente nel tè verde, ha dimostrato di possedere tali
attività (90-92).
I nostri studi si sono concentrati sull’analisi chimica dei composti presenti nella farina ottenuta da baccello con il particolare intento di:
1) estrarre e purificare i tannini presenti sia con sistemi tradizionali che con metodiche innovative,
2) saggiare le attività biologiche dei suddetti tannini con
l’intento di definire in particolare le capacità antiproliferative cellulari
delle catechine.
Nel presente lavoro si riportano i risultati delle prove da noi condotte con le
due epicatechine EGC ed EGCG che si sono dimostrate capaci, quando applicate in
vitro su cellule tumorali epatiche di topo, di indurre una attività
antiproliferativa e di attivare i processi apoptopici cellulari.
Gli esperimenti si sono articolati in due fasi sucessive.
1) Individuazioni dei composti catechinici presenti nella farina di carrube.
2) Valutazione dell’attività antiproliferativa dei composti catechinici in
colture cellulari di tumore epatico (T1 celi line) di topo.
Sintesi dell’intervento presentato al convegno “Il Carrubo, situazione attuale e
prospettive di sviluppo” tenutosi a Ragusa il 28 dicembre 2001, copia del testo
integrale può essere richiesto al Consorzio Politec A.R. Piazza Ancione 2,
Ragusa
MATERIALI E METODI
Campionamento:
Campioni di carrube sono stati raccolti nelle zone della Sicilia orientale
(Ragusa) durante il periodo di agosto e settembre. I campioni di baccelli sono
stati mantenuti a temperatura ambiente ed analizzati entro due o tre mesi dalla
raccolta.
I baccelli privati dei semi sono stati polverizzati con un mulino meccanico e le
singole polveri sono state estratte come descritto di seguito.
Il tè verde ed il tè nero risultano le principali fonti di catechine e
teoflavine e pertanto si è provveduto ad utilizzare estratti di due suddetti tè
come prodotti di confronto.
Prove analitiche:
Preparazione degli standard
Le soluzioni iniziali di tutti gli standard sono state preparate sciogliendo
quantità pesate degli analiti nella fase mobile utilizzata per la separazione
comatografica (H20: acido fosforico 0,5%: acetonitrile: metanolo 68:22:4:6).
Le catechine, l’acido gallico, la caffeina e la teofillina furono preparate alla concentrazione di 10 mg/ml; l’acido clorogenico alla concentrazione di 25 mg/ml;
l’acido caffeico alla concentrazione di 30 mg/ ml; il catecolo alla concentrazione di 80 mg/ml e l’estratto di tè alla concentrazione di 25 mg/ ml. La miscela degli standard per la calibrazione è stata preparata diluendo le suddette soluzioni madri nella stessa fase mobile a concentrazioni che andavano da 0,25 a 500 (J.g/ml. Le soluzione madre e la miscela degli standard sono state conservate al buio a -20° C.
Estrazione e preparazione dei campioni
I campioni furono preparati infondendo un g di tè o di farina di carrube in 100
ml di acqua bollente per 15 min. L’infusione è stata centrifugata a 13.000 rpm
per 10 in ed il sopranatante filtrato in successione prima attraverso filtri di
acetato di cellulosa da 0,45 poi da 0,22 p.m. Una seconda estrazione è stata
eseguita sulla, pellet ottenuta dalla centrifugazione.
Separazione cromatografica
Le separazioni sono state condotte utilizzando
una colonna RP da a 40 °C e una fase mobile
costituita da N20 (68%), 0,5% acido fosforico
(22%), acetonitrile (4%) e metanolo (6%) a gradiente
lineare aumentando i solventi organici.
Il flusso era di 1,0 ml/min e l’eluato è stato
continuamente analizzato a 205 nm mediante un
detector photodiodoarray.
Di tutti i composti si è ottenuta una buona
linearità a tutte le concentrazioni testate con
coefficienti di correlazione di 0,992-0,999.
Il metodo è stato quindi utilizzato per l’analisi
di infusi di foglie di tè verde, tè nero e di
farina di carrube (Ceratonia siliqua).
Apparto cromatografico
La separazione cromatografica è stata fatta
con un sistema HPLC utilizzando una colonna
Microsorb RP- Cis 100 A (250 x 4,6 mm) mantenuta
in un bagno d’acqua a 40° C. Il sistema
HPLC consisteva di una pompa quaternaria
(Lachrom L-7100), un iniettore rhodyne e un
detector Diode Array L-7455. I dati sono stati
analizzati con un sistema computerizzato (Merk-Hitachi, Germania). I picchi nei campioni sono
stati identificati comparando i loro tempi di
ritenzione con quelli degli standard. I
cromatogrammi degli standard sono riportati
nella Fig. 1.
Fig. 1 – Cromatogramma a l=205nm della miscela standard (25 mg/ml CIAc; 15 mCac;
50 mg TFs; mg/ml di tutti gli altri analiti). Le
condizioni cromatografiche sono descritte nel testo (I.A.U.=0,5 Volt.) C: (+)catechina;
EC: (-)epicatechina; EGCG: ()
epigallocatechina-3-gallato; ECG: (-)epicatechina-3-gallato; EGC: (-)epigallocatechina;
Gac: acido gallico; T: teofillina; CA:
caffeina; CIAc: acido clorogenico; Cac: acido caffeico; Ct: catecolo; TFs:
teoflavine.
![]() |
Prove Biologiche:
Colture cellulari
Le colture cellulari tumorali (T1) utilizzate
negli esperimenti derivano da carcinoma
epatocellulare di topi transgenici nei quali è stata
indotta una sovraespressione dei geni c-myc e
TGF. Le cellule sono state mantenute in terreno
di coltura DMEM senza L-glutammina, HAM F
12 contenente galattosio 1 mg/mL , HEPES 18
mM, Na piruvato 5 mM, prolina 30 mg/MI, ITS
100 X, glutammina 2 mM, gentamicina 0,1%
(Sigma-Aldrich, Italia) e aggiunto di FBS 10%.
Le linee cellulari sono state coltivate in piastre
di polistirene (Dasit, Italia).
Densità cellulare
E’ stato utilizzato l’emocitometro, che consiste
in un vetrino munito di una griglia speciale,
ideato da Neubauer: 20 mL di cellule in sospensione
sono stati collocati su questo vetrino
e osservati al microscopio Nikon con un ingrandimento
40X.
Per valutare la vitalità delle cellule piastrate
è stato usato il metodo di esclusione del colorante:
100 ]xL di cellule sono stati trattati con
100 ^L di una soluzione di Trypan Blue (Sigma)
allo 0.2% peso/volume in PBS sterile per 5 minuti.
Si sono prelevati 20 µL di questa soluzione
e sono stati osservati all’emocitometro: le cellule
morte appaiono azzurre perché hanno perso
l’integrità di membrana e hanno inglobato il colorante.
Saggio di proliferazione cellulare
Le colture cellulari sono state incubate
cronicamente con derivati catechinici. I trattamenti
sono stati eseguiti per 24 ore in piastre da
24 e 96 pozzetti. Nel primo caso si è utilizzata
una densità cellulare di 0.25x104 cellule/mL. Nel
secondo caso invece la concentrazione delle cellule
seminate è stata di 5x103 cellule/mL Raggiunto
il giusto grado di confluenza (arca il 60%),
per la piastra a 24 pozzetti si è proceduto alla
somministrazione dei composti. Sono state utilizzate
tré concentrazioni crescenti di epichatechina-3-gallato (ECG) (80 ug/mL; 160 ^g/mL;
320 u.g/mL).
Le piastre sono state poste poi in incubatore
per 24 ore. Il trattamento è stato effettuato in triplo
in tre esperimenti successivi.
Le piastre a 96 pozzetti sono state trattate con
diverse concentrazioni di catechine.
Ogni trattamento con i rispettivi controlli, è
stato eseguito in quintuplo in 3 successivi esperimenti.
Al termine del trattamento le piastre sono
state poste ad incubare per 24 ore.
Valutazione dell’attivazione della caspasi 3.
L’attività proteasica della caspasi 3 nei lisati
di cellule è stata determinata utilizzando un kit
della Promega. Le cellule T1 sono state trattate
con EGCG ed ECG (80 µg/mL) da sole o in associazione
con un inibitore delle caspasi (ZVAD-FMK) per 24 o 48 ore. E’ stato poi aggiunto
un substrato colorimetrico (DEVD-pNA) in grado
di evidenziare l’attività delle proteasi e previa
incubazione a 37°C per 4 ore è stata letta
l’assorbanza a A, 405 nm in modo da quantificare
l’attività proteasica stessa.
Visualizzazione delle cellule
Nello stesso giorno, la piastra a 24 pozzetti
con le cellule trattate è stata osservata con un
microscopio Nikon Diaphot ad un ingrandimento
40X.
Le aree per la riproduzione fotografica di ogni
singolo trattamento sono state scelte in modo
casuale e quindi fotografate, con un apparecchio
Nikon appositamente installato sul microscopio.
Sono state eseguite almeno tré fotografie di
aree diverse di ogni singolo trattamento, in modo
che l’effetto notato fosse attribuibile alle sostanze
utilizzate e non ad una diversa densità di crescita
dovuta ad un eventuale errore durante il
piastraggio.
RISULTATI E DISCUSSIONE
Per quanto concerne i risultati ottenuti in
questa sperimentazione è stato possibile mettere
in risalto che nel baccello di una tipica pianta
mediterranea quale il carrubo sono presenti buone
quantità di polifenoli rappresentati prevalentemente da catechine (acido gallico, ()
epicatechina gallato, (-)epigallocatechina
gallato). Tali catechine sono state separate e purificate
mediante analisi cromatografìa (HPLC).
La loro quantità, come si vede dalla tabella 1, è
pari a 2,57 mg/g di farina di carrube.
Le prove biologiche condotte utilizzando le
suddette catechine hanno evidenziato una marcata
riduzione della proliferazione cellulare in
modo dose-dipendente su colture cellulari
tumorali epatiche. Tale riduzione risulta maggiore
per i trattamenti a 48 ore rispetto ai trattamenti
eseguiti a 24 ore (Figura 2). Per quanto
riguarda l’attività sull’induzione dell’apoptosi
tramite attivazione della caspasi 3 è risultato che
le catechine esercitano un significativo incremento
di attività proteasica e quindi di attività
apoptotica rispetto alle cellule non trattate (Figura
3).
Dai suddetti dati si può concludere che sia
conveniente l’estrazione delle catechine presenti
nella farina di carrube per ottenere formulazioni
di tipo farmaceutico nonché prodotti di tipo no-food utilizzati come integratori alimentari. Un
grande vantaggio nella possibile utilizzazione
degli estratti di carrube rispetto agli estratti di tè
verde è rappresentato dall’assenza nei primi di
sostanze ad attività eccitatoria sul sistema nervoso
centrale per cui si possono evitare i costosi
processi di decaffeinizzazione.
Esiste una fiorente letteratura riguardante
l’utilizzo di diete a base di frutta e verdura nella
prevenzione dei tumori soprattutto localizzati nel
tratto gastroenterico, tale indicazione rimane
però ancora genericamente ancorata alla presenza
nei vegetali di numerosi composti capaci di interferire
sulle capacità del sistema microsomiale
epatico di attivare sostanze a potenziale attività
tumorigena presenti negli alimenti e nell’ambiente.
L’individuazione della presenza di composti
ben caratterizzati chimicamente nel mondo vegetale
capaci di esercitare una precisa attività
sulla proliferazione cellulare e sui processi di
attivazione dell’apoptosi appare come l’unica via
per concretizzare in modo convincente la capacità
di prevenire la formazione di tumori determinando
i meccanismi d’azione dei composti
estratti e purificati da matrici vegetali.
L’individuazione della presenza di quantità elevate
di polifenoli nel carrubo ed in particolare di
catechine capaci di inibire in vitro la
proliferazione tumorale cellulare appare un fenomeno
positivo nella ricerca di sorgenti di composti
utilizzabili nella prevenzione.
I tannini estratti dalle farine possono trovare
utilizzazioni industriali nella creazione di prodotti
no-food utilizzabili a scopo salutistico.
Tab. 1. Concentrazione di catechine nella farina di carrubo:
EGC = epigallocatechina;
EGCG = epigallocatechina-3-gallato;
ECG = epicatechina-3-gallato.
| Sostanza | RT | Area |
Concentrazione (mg/ml estratto) |
Concentrazione (mg/ml alimento) |
| EGC | 10.77 | 1.728.789 |
0.004 |
0.72 |
| EGCG | 16.27 | 1.104.966 | 0.028 | 0.50 |
| ECG | 24.77 | 574.996 | 0.025 | 0.45 |
| AC. GALLICO | 4.75 | 1.969.632 | 0.005 | 0.90 |
Fig. 2 – Inibizione della proliferazione cellulare di ECG
![]() |
Fig. 3 – Attività proteasica (caspasi 3) sulle cellule T1 dopo trattamento con ECG ed EGCG (80 mg/ml) per 48h.
![]() |
CONCLUSIONI
L’impegno profuso da molti ricercatori nella
lotta contro il cancro, ha portato negli ultimi anni
ad un’elevata conoscenza dei fenomeni biologico-molecolari che contraddistinguono questa patologia,
con ottimi risultati sia in campo
terapeutico che preventivo.
Purtroppo, il diverso fenotipo neoplastico, la
difficile diagnosi precoce e l’inefficacia o la
tossicità collaterale di molti chemioterapici, rendono
molte tipologie tumorali ancora una delle
cause maggiori di morte nell’uomo. Risulta quindi
necessaria la ricerca di nuove forme di trattamento,
prevenzione e diagnosi da affiancare alle
terapie tradizionali, in modo da ottenere una vasta
gamma di strumenti per riconoscere e combattere
la malattia.
In tale ottica possono risultare importanti i
prodotti di origine naturale, come il tè verde e i
prodotti del carrubo i quali contengono numerosi
principi attivi polifenolici, in particolare i derivati
catechinici, che sono in grado d’interagire
la formazione e la progressione della
proliferazione cellulare tumorale.
L’ECG ha mostrato una significativa capacità
antiproliferativa; in particolare, la diminuzione
della proliferazione si è ottenuta alla concentrazione
di 80 µg/mL, mentre per le concentrazioni
di 160, 320 e 442 µg/mL, si è ottenuto un
arresto completo dell’attività proliferativa ed un
incremento concentrazione dipendente della
morte cellulare. Se l’effetto antiproliferativo esercitato
dall’ECG 80 µg/mL sia dovuto più ad un
incremento della morte o più ad un’azione sul
ciclo cellulare rimane da chiarire, anche se gli
effetti riscontrati alle dosi maggiori lasciano supporre
che la morte cellulare giochi il ruolo predominante.
Gli esperimenti eseguiti ci portano a concludere
che l’azione dell’ECG e delle EGCG sulla
proliferazione cellulare avvenga per interazione
sui sistemi di apoptosi anche se non si possono
escludere al momento altri meccanismi. Nonostante
siano necessari ulteriori studi per capire il
meccanismo di azione delle catechine, la presenza
di composti naturali in grado d’interagire
con la proliferazione tumorale, possono essere
validi strumenti per disegnare nuove strategie
terapeutiche e diagnostiche, nella cura e nella
prevenzione delle patologie tumorali.
Per la bibliografia si rimanda al lavoro originale
presentato dal Prof. M. Baraldi al Convegno
del 28 dicembre 2001.
BIBLIOGRAFIA
1. Spina P. Edagrìcole, Bologna, Ed, 1986
2. Maltese U-, Pesce S., Immagine e Comunicazione,
Ed., Ragusa, 1996
3. Saura - Calixto F. , Anal. Bromato/., 39, 81, 1987.
4. Blitz H.D., Grosch W. , “Food Chemistry”,
Springer - Verlag Ed., Berlino, 1986.
5. Rizzatti L, Rizzatti E., “Tutela igienico -sanitaria
degli alimenti e Bevande e dei
consumatori”Pirola ed. Milano, 1999.
6. Bravo L., Abia R-, Saura -Calixto F., J.Agrìc. Food
Chem., 42., 1481, 1994.
7. Lee S., Prosky L, De Vries J.W., J.ofAOAC Internai.,
75,395, 1992.
8. Avallone R., Plessi M., Baraldi M. and Monzani
A., J. Foocf Comp. Anal. , 10, 166, 1997
9. JousifAK., Alghzawi H.M,
Food Chemistry, 69,
283, 2000.
10. Wursch P., Del Vedovo S., Rosset J. And Smiley
M-, Lebensm. Wiss. U. Technol., 17, 351, 1984
11. H.LukaszewskaA., Gorin N. , Gartenbauwissenschaft,
53,49, 1988.
12. Pratt W. B-, Ruddon R. W., Ensminger W. D.,
and Maybaum J., The anticancer drugs, second
edition, pp. 3-16, Oxford, 1994.
13. Loeb L. A, Ernster V. L., Warner K. E., Abbotts
J., and Laszio J-, Cancer Res., 44:5940,1984.
14. Doli R. and Peto R., J. Nati. Cancer Inst, 66: 1191,
1981.
15. Prentice R. L., Pepe M., and Self S. G-, Cancer
res., 49: 3147, 1989.
16. Srickland P. T., Vitasa B. C., West S. K., RosenthaI
F. S-, Emmett E. A-, and Taylor H. R., J. Nati.
Cancer Inst, 81:1910, 1989.
17. Fujiki H., Suganuma M., Okabe S., Komori A.,
Sueoka E, Sueoka N., Kozu T., and Sakai Y.,
Nutrition Reviews, 54: 67, 1996.
18. Nelson N. A., Futscher B. W., Kinselle T., Wymer
J., and Bowden G. T., Proc. Nati. Acad. Sci.
USA, 89: 6398, 1992.
19. Fujiki H. and Suganuma M., Adv. CancerRes.,
61: 143, 1993.
20. Fujiki H., Suganuma M-, and Sugimura T., J.
Environ. Sci. Health Pari C Environ. Carcinog.
Rev., 7(1): 1, 1989.
21. Fujiki H-, Suganuma M., Nishiwaki S.,
Yoshizawa S-, Winyar B., Sugimura T., and
Schmitz F. J., in: Nishizuka Y., Endo M., and
Tanaka C., Eds. Thè Biology and Medicine of
Signal Transduction, pp. 340-344, New York:
Raven Press, 1990.
22. Ames B. M. and Gold L. S., Se/enee, 249: 970,
1990.
23. Doli R-, in Origins of Human Cancer, ed. by Hiatt
H. H., Watson J. D., and Winsten J. A., pp. 112,
Cold Spring HARBON Laboratory, N. Y.,
1977.
24. Campbell T. C., Chen J., Liu C., Li J., and Parpia
P., CancerRes., 50: 6882, 1990.
25. Knudson A. G., in Origins of Human Cancer, ed.
by Hiatt H. H., Watson J. D., and Winsten J. A.,
pp. 45-52, Cold Spring HARBON Laboratory,
N. Y.,1977.
26. Macklin M. T., J. Nati. Cancer Inst, 22: 927, 1959.
27. MillerA. B., Berionno F., Hill M., Pietinen P.,
Riboli E-, and WahrendorfJ., Eur. J. Cancer, 30
A: 207, 1994.
28. Armstrong B. E. and Doli R., Int. J. Cancer, 15:
617, 1975.
29. Haenzel W. and Kurihara M., J. Nati. Cancer Inst.,
40: 43, 1968.
30. BueII P., J. Nati. Cancer Inst, 51: 1479, 1973.
31. Shimizu H., Ropp R. K., Bernstein L., Yatani R.,
Henderson B. E., and Mack T. H., Br. J. Cancer
Inst., 63: 963, 1991.
32. Whynder E. L., Nabuchi K-, and Whitmore W.
F., Cancer, 28: 344, 1971.
33. Slattery M. L., Soreson A. W., Mahoney A. W.,
French T. K., Kritchevsky D., and Street J. C.,
J. Nati. Cencerinst, 80: 1474, 1988.
34. Freudenheim J. L., Graham S., Horvath P. J.,
Marshall J. R., Haughey B. P., and Wilkinson
G., Canee/* Res., 50: 3295, 1990.
35. Whittemore A. S., Wu-Williams A. H., Lee M-,
Shu Z., Gallagher R. P., Deng-ao J., Lun Z-,
Xiaghui W., Kun C., Jung D., Teh C.-Z-,
Chengde L, Yao X. J., Paffenbarger R. S., Jr.,
and Hederson B. E., J. Nati. Cancer Inst., 82:
915, 1990.
36. Trock B., Lanza E., and Greewaid P., J. Nati.
Cancer Inst., 82: 650, 1990.
37. Howe G. R., Hirohata T., Hislop T. G., Iscovich
J. M., Yuan J.-M., Katsouyanni K., Lubin F-,
Marubini E-, Modan B., Rohan T-, Toniolo P.,
and Shunzhang Y., J. Nati. Cancer Inst., 82: 561,
1990.
38. De Cosse J. J., Miller H. H., and Lesser M. L., J.
Nati. Cancer Inst, 81: 1290, 1989.
39. Griffiths K., Adiercreutz H-, Boyle P-, Denis L.,
Nicholson R. I., and Morton M. S., Nutrìtion
and Cancer, pp. 1-5, 131-136, ISIS Medicai
Media, 1996.
40. Rose M., Nystrom L, and Wall S., Am. J.
Epidemici., 127: 2, 1988.
41. Liotta L. A., Steeg P. S., and Stetler-Stevenson
W. G., Celi, 64: 327, 1991.
42. Kelloff G. J., Johnson J. R., Crowell J. A., Boone
C. W., De George J. J., Steele V. E., et al., Cancer
Epidemiol. Biomarkers Prev., 4: 1, 1995.
43. Spom M. B., Duniop N. M., Newton D. L., and
Smith J. M., Fed. Proc., 35: 1332, 1976.
44. Alberti C. G. and Villa L., Chimica Farmaceutica,
II: 502-503, OEMF s.p.a-, 1992.
45. Sporn M. B., Lancet, 342: 1211, 1993.
46. Dickens T.-A. and Colletta A. A., Bioessays, 15:
71,1993.
47. Ames B. N., Gold L. S., and Willett W. C., Proc.
Nati. Acad. Sci. USA, 92: 5258, 1995.
48. Jankun J., Selman S. H., Swiercz R., and
Skrzypczak-Jankun E., Nature, 387: 561,1997.
49. Ahmad N., Feyes D. K., Mieminen A.-L, Agarwal
L., and Mukhtar H., Joumal of the National Cancer
Institute, 89: 1881, 1997.
50. Devoto G. and Oli G. C., Nuovo vocabolario illustrato
della lingua italiana, II: 3155, Milano,
1987.
51. Yang C. S. and Wang Z. Y., J. Nati. Cancer Inst.,
85: 1038, 1993.
52. Katiyar S. K. and Mukhtar H., IntJ. Oncol., 8:
221, 1996.
53. Katiyar S. K., Agarwal R., and Mukhtar H., Cancer
Res., 53: 5409, 1993.
54. Mukhtar H., Katiyar S. K., and Agarwal R., J.
Invest. Dermatol., 102: 3, 1994.
55. Xu Y., Ho C. T., Amin S. G., Han C., and Chung
F. L, Cancer Res., 52: 3875, 1992.
56. Katiyar S. K., Agarwal R., and Mukhtar H., Carcinogenesis,
14: 2641, 1993.
57. Khan S. G., Katiyar S. K., Agarwal R., and
Mukhtar H., Cancer Res., 52: 4050, 1992.
58. Gensler H. L., Timmermann B. N., Valcic S.,
Wachter G. A., Dorr R., Dvorakova K., et al.,
Nutr. Cancer, 26: 325, 1996.
59. Katiyar S. K., Agarwal R. and Mukhtar H.,
Compr. Ther., 18: 3, 1992.
60. Katiyar S. K., Agarwal R., Wang Z. Y., Bhatia A.
K., and Mukhtar H., Nutr. Cancer, 18: 73,1992.
61. Yamane T-, Takahashi T., Kuwata K., et al., Cancer
Res., 56: 2081, 1995.
62. Fujita Y., Yamane T., Tanaka M-, et al., Jnp. J.
Cancer Res., 80: 503, 1989.
63. YamaneT, Hagiwara N., Tateishi M., et al., Jpn.
J. Cancer Res., 82: 1336,1991.
64. Narisawa T. and Fukaura Y., Jnp. Cancer Res.,
84: 1007, 1993.
65. Nishida H, Omori M., Fukutomi Y., et al., Jnp.
Cancer Res., 85: 221, 1994.
66. Kunze E-, Chang-Claude J., and Frentzel-Beyme
R., Cancer, 69: 1776, 1992.
67. Kinlen L. J., Willows A. N., Goldblatt P., and
Yudkin J., Br. J. Cancer, 58: 397, 1988.
68. Chen J., Prev. Med., 21: 385, 1992.
69. 0guni I-, Cheng S. J., Un P. Z-, and Hara Y., Prev.
Med., 21: 322, 1992.
70. Kono S., Ikeda M., Tokudome S., and Kuratsune
M., Jnp. J. Cancer Res., 79: 1067, 1988.
71. Fujiki H., Yoshizawa S., Horiuchi T., Suganuma
M., Yatsunami J., Nishiwaki S., Okabe S.,
Nishiwaki-Matsushima R., Okuda T., and
Sugimura T., Preventive Medicine, 21:
503,1992.
72. Imai K. and Nakachi K., B. M. J., 310: 693, 1995.
73. Alberts B., Bray D., Lewis J., Raff M., Roberts
K., and Watson J. D., Molecular Biologyofthe
Celi, III edition, pp. 869-870; Garland Publishing,
Ine., New York & London,1994.
74. Hall P. A., Coates P. J., Ansari B., and Hopwood
D., J. Celi. Sci., 107 (Pt. 12): 3569,1994.
75. Fesus L, SzondyZ., and Uray I-, J. Celi Biocem.
Suppl., 22. 151, 1995.
76. Jiang M. C., Yang-Yen H. F., Yen J. J. , and Un J.
K., Nutr. Cancer, 26: 111, 1996.
77. Reddy B. S., Wang C. X., Samahana H., Lubet
R., Steel V. E., Kelloff G. J., et al., Cancer Res.,
57: 420, 1997.
78. Samahana H. S., Kelloff G. J., Steele V., Rao C.
V., and Reddy B. S., Cancer Res., 57: 1301,
1997.
79. Wright S. C, Zhong J. and Larrick J. W. FASEB
J, 8: 654, 1994.
80.Harvey S. R, et al. Clin. Exp. Metastasis, 6: 431,
1988.
81. Jankun J., Keck R. W., Skrypozak-Jankun E., and
Swiercz R., Cancer Res., 57. 559,1997.
82.Spargon G., et al-, Stmcture, 3: 681, 1995.
83. Yihai Cao and Renhai Cao, Nature, 398: 381,
1999.
84. Yang C. S., et al., Cancer Epidemiol. Biomark.
Prev., 7:351, 1998.
85. Fujiki H. and Okuda T., Drugs of the Future, 17:
462, 1992.
86. Yoshizawa S., Horiuchi T., Fujiki H., Yoshida T.,
Okuda T., and Sugimura T., Phytother. Res., 1:
44, 1987.
87. Komori A., Yatsunarrn J., Suganuma M., et al-,
Cancer Res., 53:1982, 1993.
88. Bhimani R. S., Troll W., Grunberger D., and
Frenkel K., Cancer Res., 53: 4528, 1993.
89. Ikeda T., Sataka M., Imoto S., Enomoto K., and
Kitajima M., in: Wattenberg L. W. and Terada
M., eds. Thè 3rd Joint Conference of the American
Association for Cancer Research and thè
Japanese Cancer Association, Navi, Washington,
DC. and Toyko, Japan: AACR and JCA,
1995: C-18.
90. Cao Y. & Cao R,. Nature 398. 391,1999
91. Garbisa-S; et Al Nature-Med; 5,1216,1999.
92. Islam-S; et Al Biochem-Biophys-Res-Commun
270,793,2000.