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REGIONE SICILIANA E.S.A. ENTE DI SVILUPPO AGRICOLO SEZIONE COORDINATA DI ASSISTENZA TECNICA RAGUSA |
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Coltivazione
di nuove essenze foraggere nel
territorio Ibleo
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6.1
– Caratteristiche botaniche La veccia villosa appartiene al genere Vicia. Pianta annuale, pubescente, con steli esili, angolosi e ramificati, lunghi oltre un metro, con portamento prostrato ascendente. Le foglie sono alterne, paripennate, con cirri terminali, composte da 6-12 paia di foglioline ellittiche, oblunghe e mucronate. Le stipole sono intere lineari o lanceolate. L’infiorescenza, lungamente peduncolata, è costituita da racemi ascellari formati da numerosi fiori (20-40) penduli, di colore rosso – violaceo o violaceo – azzurro, biancastri alla base. Il frutto è un legume cilindrico nerastro, più o meno lineare glabro e deiscente, contenente 4-8 semi. Il seme è globoso nero, molto più piccolo rispetto alle più comuni varietà di vecce sative. Alcune varietà hanno una buona percentuale di semi duri.
6.2 – Esigenze
pedoclimatiche La veccia villosa è una pianta di facile adattabilità, prosperando in tutti i terreni, dagli acidi agli alcalini, da quelli sabbiosi a quelli argillosi, profondi o superficiali. Sopporta bene le terre saline. E’ abbastanza resistente ai climi freddi adattandosi anche ai climi temperati e asciutti. 6.3 – Tecnica agronomica Nei campi dimostrativi avviati, da qualche anno, sulla coltivazione della veccia villosa è stata utilizzata la CV. Namoj, caratterizzata dall’avere i semi abbastanza piccoli: un Kg ne contiene 35.000-38.000. Di seguito vengono suggerite le indicazioni principali da seguire per la coltivazione di questa leguminosa: a)
Epoca di semina La
semina deve essere effettuata nei mesi autunnali, dopo le prime piogge,
fra il mese di ottobre ed i primi giorni del mese di novembre. b)
Preparazione del letto di semina Di solito vengono effettuate una o due arature non molto profonde (10-12 cm di profondità) con aratro a dischi o con aratro tiller. E’ consigliabile attaccare dietro l’aratro un erpice al fine di lasciare il terreno ben livellato. c)
Modalità di semina e dosi di seme E’ opportuno effettuare la semina con la seminatrice perché altrimenti si rischia di compromettere i risultati produttivi, soprattutto, per la non uniforme distribuzione della semente. Nel territorio ibleo tradizionalmente la semina delle foraggere viene effettuata a spaglio con lo spandiconcime; questa modalità di semina è sconsigliabile per vari motivi quali: per la distribuzione non uniforme della semente; per l’impiego di maggiore quantità di semente per ettaro, poiché molto seme viene sperduto; per la predazione dei semi da parte di formiche ed uccelli nel lasso di tempo che intercorre tra la distribuzione della semente e la successiva copertura. d)
Rullatura del terreno La rullatura del terreno, effettuata dopo la semina, è un’operazione tecnicamente consigliabile. Questa operazione colturale può risultare dannosa quando il terreno è molto argilloso od eccessivamente umido. e)
Consociazione La veccia villosa, come detto in precedenza, ha un portamento strisciante pertanto se ne sconsiglia la semina in purezza, mentre risulta opportuna la consociazione con delle graminacee quali loietto e/o avena che fungono da tutori ed equilibratori delle caratteristiche del foraggio. Nei campi dimostrativi avviati negli anni scorsi, sono stati utilizzati in consociazione i seguenti quantitativi di semente ad ettaro: · Veccia villosa “Namoj” Kg 20 + loietto Kg 10; ·
“ “
“ Kg
20 + “
Kg 10 + avena Kg 10. Non è opportuno aumentare i quantitativi delle graminacee consociate, perché altrimenti si deprime lo sviluppo della veccia poca competitiva nei confronti del loietto e dell’avena. f)
Concimazione La concimazione di fondo deve essere prevalentemente fosfatica con modesti apporti di azoto. Ottima la concimazione letamica in sostituzione di quella chimica.
Operazione sfalciatura veccia villosa in consociazione con loietto e avena g)
Utilizzazione e produttività La
veccia villosa, come detto in precedenza, è più lenta della veccia
comune nella fase di sviluppo vegetativo iniziale ma riesce a recuperare
nelle fasi successive, fornendo una massa di foraggio paragonabile a
quello delle vecce comuni. Nelle prove sperimentali effettuate in zona,
la veccia villosa CV. Namoj in consociazione con loietto e/o avena ha
fornito una produzione in fieno paragonabile, per quantità e qualità,
alle più comuni varietà di vecce sative. La veccia villosa pur avendo
un comportamento prostrato riesce a sostenersi meglio, sulle consocianti
graminacee, rispetto alle vecce comuni, facilitando in tal modo le
operazioni di sfalcio con una minore perdita di foraggio. h)
Qualità del foraggio Il fieno ottenuto dalla veccia villosa in consociazione con il loietto e/o l’avena, effettuando lo sfalcio quando la leguminosa si trova allo stadio di fioritura – fruttificazione, è di buona qualità con un contenuto in proteina grezza leggermente più basso rispetto al fieno ottenuto con le più comuni varietà di vecce sative. Nella tab. 4 vengono riportati i principali parametri qualitativi del fieno ottenuto in un campo dimostrativo di confronto varietale di vecce realizzato in zona nell’annata agraria 1997/98.
Tab. 4: Analisi qualitativa
fieni di vecce
Analisi
effettuate presso il laboratorio del Centro di Ricerche Filiera lattiero
- casearia di Ragusa Le rese produttive in fieno della veccia villosa, delle vecce sative “Lolita” e “Pietranera” sono state intorno ai 60 q.li per ettaro, mentre la meno produttiva è stata la veccia turca con una produzione intorno ai 40 q.li/Ha. 6.4 – Risultati e
discussioni La veccia villosa utilizzata per la produzione di fieno ha dato delle rese produttive paragonabili per quantità e qualità alle più comuni varietà di vecce sative. Una caratteristica comportamentale positiva è la capacità della veccia villosa di sostenersi alle graminacee consociate senza prostrarsi eccessivamente a terra, ciò facilita le operazione di sfalciatura limitando le perdite di foraggio che altrimenti, in percentuale più o meno elevata, viene lasciato sul terreno. La veccia villosa, rispetto alle vecce sative, risulta più resistente non solo agli abbassamenti termici ma anche, data la sua rusticità, ai periodi di siccità.
Dr. Francesco Schembari Dr. Ignazio Giovanni La Ciacera
Bibliografia
consultata: -Baldoni
R. – Giardini L. (1989):
Coltivazioni erbacee; -Foti
S.
(1973): Possibilità di miglioramento della produzione foraggera in
provincia di Ragusa nel quadro attuale della ricerca agronomica e della
congiuntura economico-agraria; -Onofri
M.
– Tomasoni
C. (1989):
Le foraggere coltivate in Italia; -Piano
E.
: Leguminose autoriseminanti nell’inerbimento del vigneto – Inf.
Agrario38/99; -Pignatti
S.
(1982): Flora d’Italia; -Salsano
G.
(1996): Guida al riconoscimento delle principali essenze leguminose da
pascolo in ambiente mediterraneo; -Salsano
G.:
Con l’acqua mare d’erba anche in Gallura - Inf. Agrario n. 20/1980; -Salsano
G.:
Il Trifoglio micheliano Balansa, una nuova leguminosa faraggera per le
aree centromeridionali e le Isole – Inf. Agrario 4/96; -Schembari
F. – Barresi S. (1999):
Miglioramento dei pascoli nell’area Iblea.
Si ringraziano i sottoelencati Enti per la cortese
collaborazione: -A.
R.A. di Ragusa
: dati sugli allevamenti bovini sottoposti a C.F. in provincia di
Ragusa; -C.C.I.A.A.
di Ragusa:
dati statistici; -Genio
Civile di Ragusa
: dati termopluviometrici; -I.P.A.
di Ragusa
: dati statistici; -Progetto
Ibleo Centro Ricerca Lattiero - Casearia di Ragusa:
dati sulla consistenza degli allevamenti in provincia di
Ragusa; -Servizio Idrografico Regionale di Palermo: dati termopluviometrici.
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