REGIONE SICILIANA

E.S.A.

ENTE DI SVILUPPO AGRICOLO

SEZIONE COORDINATA DI ASSISTENZA TECNICA RAGUSA

Coltivazione di nuove essenze foraggere nel territorio Ibleo  

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 4 – TRIFOGLIO MICHELIANO

4.1 – Caratteristiche botaniche

            Il Trifolium michelianum appartiene al genere Trifolium. Pianta non molto comune, annuale, autoriseminante, con ciclo autunno – inverno – primavera; ha portamento semiprostrato con culmo vuoto all’interno, alta 60 – 100 cm. La pianta è glabra con foglie cordate, cuneate e rombiche con dentellature rade ai bordi. Le stipole sono intere, con base triangolare, venate di verde, rosa e rossiccio, con terminazioni acuminate. Le foglie per un 40% portano maculature biancastre, grigie e rosa. I capolini fiorali sono ampi, di colore bianco – cremoso, verdognolo e rosa che alla maturità diventano bruni, reclinandosi verso terra. Ogni capolino può contenere 10 – 40 fiori portanti altrettanti piccoli legumi contenenti da uno a quattro semi. I semi sono molto piccoli, di colore bruno, giallino e nero. Un Kg di seme contiene circa 1.400.000 semi. Notevole è la percentuale di semi duri, intendendosi per semi duri quelli che germinano soltanto quando si verificano determinate condizioni climatiche, conservando la germinabilità anche a distanza di anni, consentendo così alla specie di conservarsi nel tempo. Produce seme solo se interviene la fecondazione entomofila con api e bombi. E’ una pianta molto mellifera. Allo stato spontaneo è presente in alcune regioni italiane quali la Toscana, la Campania, la Sardegna e la Sicilia, su terreni molto ricchi di umidità e con ristagno.

  4.2 – Esigenze pedoclimatiche

            Il Trifoglio micheliano preferisce terreni argillosetti, limosi e freschi con pH compreso fra 5 e 7,8. Le piovosità ottimali sono comprese fra i 500 e 800 mm. Risulta molto sensibile alle carenze idriche soprattutto se si verificano nei mesi di marzo e aprile. Relativamente resistente alle basse temperature. Nelle nostre condizioni climatiche è consigliata la coltivazione soltanto nelle zone alte, sopra i 400 – 500 m s.l.m.  

trifulium michelianum

Trifulium michelianum

 4.3 – Tecnica agronomica

            Il Trifoglio micheliano è caratterizzato dall’avere uno sviluppo lento nelle prime fasi d’insediamento della coltura per poi avere nel periodo primaverile un rapido accrescimento. Per la coltivazione di questa foraggera devono essere seguiti i seguenti accorgimenti:

 a)     Epoca di semina

La semina deve essere effettuata nel periodo autunnale, verso la fine del mese di settembre a tutto il mese di ottobre – primi di novembre. E’ consigliabile effettuare la semina, dopo l’arrivo delle piogge autunnali, su terreno in tempera.

 b)     Preparazione del letto di semina

I semi del Trifoglio micheliano, essendo molto minuti, necessitano di un buon letto di semina, abbastanza livellato al fine di evitare l’interramento eccessivo dei semi durante le operazioni di semina, infatti a più di 7 mm di profondità possono verificarsi problemi di non fuoriuscita delle piantine. Anche la presenza sul terreno di residui vegetali secchi dello spessore di 5 – 10 cm può creare dei seri problemi per l’affrancamento della coltura. I lavori preparatori, effettuati di solito dopo l’arrivo delle prime piogge, consistono in una o due arature superficiali effettuate con aratro a dischi o tiller, attaccando dietro l’aratro un erpice per lasciare il terreno ben livellato.

 c)     Modalità di semina e dosi di seme

La semina effettuata con le seminatrici adatte consente l’uniforme distribuzione della semente. Si deve porre particolare attenzione alla profondità di semina che deve essere quasi superficiale, coprendo i semi con pochi mm. di terra, altrimenti se ne compromette l’emergenza. Se si dovesse rischiare di coprire eccessivamente i semi, è preferibile lasciare il seme in superficie. In semina pura le dosi di semente da impiegare sono intorno ai 20 Kg per ettaro.

 d)     Rullatura del terreno

La rullatura del terreno è un’operazione consigliabile, dopo la semina. Soltanto nei terreni molto umidi o eccessivamente argillosi può risultare dannosa.

 e)     Consociazione

L’impiego di una consociante come l’avena o il loietto multiflorum con il Trifoglio micheliano è consigliabile per fornire agli animali produzioni di pascolo nel periodo invernale. Il pascolamento deve essere equilibrato evitando sempre che l’avena  o il loietto prendano il sopravvento sulla leguminosa. Dalle esperienze maturate in zona, quando si ricorre alla consociazione con le graminacee, i quantitativi di queste ultime devono essere limitate per non fare soccombere il trifoglio. In consociazione si consigliano i seguenti quantitativi di seme ad ettaro:

Trifoglio micheliano Kg 15-18 – Loietto Kg 7-8 e/o Avena Kg 10   

trfoglio micheliano, in consociazione con loietto e avena

Trifoglio micheliano, in consociazione con loietto e avena  

                                       

 f) Concimazione

La concimazione di fondo deve essere prevalentemente fosfatica; quando si effettua la consociazione con graminacee necessitano modesti apporti di azoto. Buoni risultati si ottengono con l’impiego del letame ben maturo.

 g)     Utilizzazione e produttività

Il Trifoglio micheliano da solo o in consociazione con loietto e/o avena si può utilizzare:

·        Esclusivamente per pascolo: in questo caso per assicurare l’autorisemina è necessario allontanare gli animali durante la fase di fruttificazione. Successivamente gli animali devono essere portati al pascolo per mangiare i residui secchi che, se presenti in notevole quantità, possono creare seri problemi per l’affrancamento della coltura. Inoltre il calpestio degli animali incrementa del 30-40 % la germinabilità dei semi duri. Questa forma di utilizzazione non è stata sperimentata nel nostro territorio.

·        per pascolo e fieno: la produzione foraggera viene utilizzata con il pascolo nelle prime fasi di sviluppo, successivamente sospendendo il pascolo, verso la fine del mese di febbraio, si destina la produzione a fieno. Questa forma di utilizzazione è stata largamente sperimentata in zona con risultati produttivi interessanti. Le rese produttive sono  condizionate dall’andamento climatico, essendo il trifoglio micheliano particolarmente sensibile alle carenze idriche soprattutto nel periodo primaverile. La produzione in fieno varia dai 35 ai 50-60 q.li di fieno ad ettaro.

·        per fieno: questa forma di utilizzazione è stata adottata quando le semine sono state effettuate tardivamente (mese di novembre) per la carenza delle precipitazioni autunnali che ne hanno ritardato il periodo di semina, rendendo impossibile la duplice utilizzazione del foraggio. Le rese in fieno variano dai 35 ai 50-60 q.li ad ettaro.

 h)     Qualità del foraggio

Il Trifoglio micheliano è molto appetito dal bestiame, sia quando è utilizzato allo stato fresco che affienato, fornendo un foraggio dalle buone caratteristiche qualitative.

 4.4 – Risultati e discussioni

            Dall’esperienza maturata in zona, è sempre consigliabile effettuare la consociazione del Trifoglio  micheliano con delle graminacee ( loietto e/o avena) per avere delle produzioni anche nel periodo invernale; per evitare che le graminacee soffochino la leguminosa è consigliabile fare pascolare il foraggio. Inoltre è necessario mettere a punto l’operazione di semina, fondamentale per la buona riuscita colturale.

            Le potenzialità produttive del Trifoglio micheliano, manifestate in alcuni campi dimostrativi, avviati in anni diversi, sono notevoli. Per non incorrere in insuccessi è necessario trovare opportune soluzioni tecniche riguardanti in modo particolare la modalità e l’epoca di semina. Devono essere preferite le zone alte in cui la probabilità di pioggia nei mesi primaverili è elevata, in considerazione che la suddetta leguminosa è sensibile agli stress idrici.

 

 5 – TRIFOGLIO RESUPINATO

5.1 – Caratteristiche botaniche

            Il Trifoglio resupinato appartiene al genere Trifolium. E’ pianta annuale, mediamente comune, di altezza variabile fra i 10 e i 50 cm su fusti flaccidi e striati. Ha le foglie obovate,  le stipole sono rigonfie alla base e terminanti con una lunga punta lesiniforme, 20-25 mm. I capolini sono su peduncoli ascellari. I fiori sono con calice, che alla fine della maturazione diventa di colore glauco, ingrossato, sormontato da due denti superiori divergenti. La corolla è di colore roseo. In commercio esistono diverse cultivar di cui alcune con semi duri. I semi, di colore marroncino, sono molto piccoli: un Kg di semente contiene circa 2.000.000 di semi. Nel nostro territorio sono state coltivate due varietà: Laser e Kyambro. Queste due varietà si differenziano nettamente fra loro quando si trovano in fase vegetativa avanzata, soprattutto per la differente grandezza delle foglie che sono ampie e grandi nella cultivar “Laser” e molto più piccole  e con presenza di maculature nella cultivar “Kyambro

             La CV. Laser non produce semi duri, mentre la CV. Kyambro producendo semi duri ha la possibilità di persistere per più anni.   

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trifoglio resupinato CV Laser trifoglio resupinato CV Kyambro

1-Trifoglio resupinato CV Laser 

2-Trifoglio resupinato CV Kyambro

5.2 – Esigenze pedoclimatiche

            Il Trifoglio resupinato predilige suoli argillosi, di medio impasto con pH compreso fra 6 e 8,5. In zona, come detto, sono state provate la CV. Kyambro e la CV.  Laser, quest’ultima caratterizzata per la rapidità di sviluppo e per la notevole massa di foraggio che riesce a fornire, mentre la CV. Kyambro, più lenta nell’accrescimento iniziale, utilizzata per pascolo consente di ottenere un ottimo cotico erboso molto uniforme e compatto. Entrambi le cultivars necessitano di un buon apporto idrico con piovosità di almeno 500-600 mm annui, pertanto nel nostro ambiente sono da escludere per la coltivazione di questa foraggera le zone basse, a meno che non si abbia la possibilità di intervenire con irrigazioni di soccorso. Essenza relativamente resistente al freddo.

 5.3 – Tecnica agronomica

            I semi del Trifoglio resupinato sono molto minuti, pertanto per la preparazione del letto di semina e le modalità di semina si devono adottare gli stessi accorgimenti suggeriti per la coltivazione del Trifoglio micheliano. Anche i quantitativi di seme da impiegare ad ettaro, in semina pura, sono identici ai quantitativi utilizzati per il Trif. micheliano. Altri aspetti di tecnica colturale riguardano:

a)     Epoca di semina

La semina viene effettuata nel periodo autunnale, dopo l’arrivo delle prime piogge, ad iniziare dalla prima decade del mese di settembre a tutto il mese di ottobre.

 b)     Consociazione

Il Trifoglio resupinato, sia la cultivar “Laser” che la cultivar “Kyambro”, è stato coltivato, nei campi dimostrativi della Sezione, in consociazione con il loietto e/o l’avena. La consociazione del trifoglio resupinato con le graminacee è consigliabile, sia per anticipare l’inizio del pascolamento, sfruttando la maggiore rapidità di crescita del loietto e/o dell’avena, sia per aumentare la resa produttiva complessiva ed in ultimo per diminuire il rischio produttivo nel caso in cui, per motivi diversi, la leguminosa non riuscisse ad affrancarsi. In ogni caso quando si ricorre alla consociazione del Trifoglio resupinato con le graminacee, quest’ultime devono essere presenti in quantità modeste altrimenti si compromette lo sviluppo della leguminosa.  Le possibili consociazioni suggerite, per ettaro di superficie, sono le seguenti:

·        Trifoglio resupinato    Kg 15-18  + loietto Kg 10;

·                                     Kg 15-18 + avena e/o orzo kg 10-15;

·                                     Kg 15-18 + loietto Kg 7-8 + avena e/o orzo Kg 10.

 

c)     Concimazione

Ottima la concimazione letamica, sufficiente a soddisfare le esigenze della pianta. Se non si dispone di letame, la concimazione di fondo deve essere prevalentemente fosfatica con l’apporto di 70-80 Kg di anidride fosforica per ettaro. Occorrono, nel caso che la leguminosa venga consociata con delle graminacee, modesti apporti di azoto.

 d)     Utilizzazione e produttività

Il Trifoglio resupinato può essere utilizzato in diversi modi:

.        per solo pascolo: le due varietà Kyambro e Laser,  utilizzate a pascolo, hanno fornito un foraggio dalle ottime caratteristiche qualitative molto appetito dal bestiame. La CV. Laser è caratterizzata dall’avere un’elevata capacità di ricaccio e di crescita riuscendo a produrre nel corso dell’anno una notevole massa di foraggio. La CV. Kyambro ha un accrescimento più lento nelle fasi iniziali, mentre lo sviluppo diventa rapido nel periodo primaverile riuscendo a costituire un cotico erboso fitto e compatto, resistente al calpestio degli animali. La CV. Kyambro, producendo semi duri, riesce ad insediarsi per più anni, se si gestisce bene il pascolo, soprattutto durante la fase di fruttificazione; in questa fase si devono allontanare gli animali dal pascolo consentendo alla pianta di produrre semi che, a maturità cadendo sul terreno costituiscono una riserva di semente per gli anni successivi. La CV. Laser, a differenza della CV. Kyambro, non produce semi duri ed inoltre risulta più sensibile  stress idrici.

.        per pascolo e fieno: in questo caso si sospende il pascolo verso la fine del mese di febbraio – metà marzo, destinando la produzione a fieno, sfalciando il foraggio allo stadio di piena fioritura. La resa in fieno, dalle ottime caratteristiche qualitative, si aggira intorno ai 50-60 q.li ad ettaro. Nelle prove di adattabilità effettuate nel territorio ibleo la CV. Kyambro risulta, rispetto alla CV. Laser, più adatta alla duplice utilizzazione.           

.        per fieno: nei campi dimostrativi le due cultivar di trifoglio resupinato “Laser” e “Kyambro”  messe a confronto, per la sola produzione di fieno hanno fatto emergere l’adattabilità della CV. Kyambro a produrre fieno, mentre la CV. Laser si dimostra poco adatta, nel nostro ambiente, a questo tipo di utilizzazione. Il Trifoglio resupinato “Kyambro” in consociazione con loietto e avena, ha dato delle produzioni in fieno che si sono aggirate intorno ai 70-80 q.li ad ettaro. La produttività è notevolmente influenzata, come per tutte le altre foraggere coltivate in ambiente asciutto, dall’andamento climatico e soprattutto pluviometrico.

trifoglio resupinato Laser utilizzato a pascolo

Trifoglio resupinato laser utilizzato a pascolo

e)     Qualità del foraggio

Il Trifoglio resupinato utilizzato con il pascolo fornisce un foraggio dalle ottime caratteristiche nutritive molto appetito dal bestiame. Anche la destinazione a fieno è interessante, soprattutto per la CV. Kyambro, più adatta, come detto in precedenza, a questa forma di utilizzazione, rispetto alla CV. Laser, fornendo un fieno ottimo come si evince dalla tab. 3.

 Tab. 3: composizione media qualitativa fieno di trif. resupinato “Kyambro”consociato con graminacee  

-Sostanza secca (s.s.) 90%
-Ceneri (ASH) 10%/s.s.

Frazioni azotate

-Proteina grezza (PG) 15-16%/s.s

Carboidrati strutturali

-Fibra neutra detersa (NDF) 42-45%/s.s

Analisi effettuate presso il laboratorio del Centro di Ricerche Filiera lattiero - casearia di Ragusa

 5.4 – Risultati e discussioni  

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Trifoglio resupinato "Kyambro" utilizzato a pascolo e fieno trifoglio resupinato Kyambro in consociazione con loietto e avena per fieno

1-Trifoglio resupinato "Kyambro" utilizzato a pascolo e fieno

2-Trifoglio resupinato "Kyambro" in consociazione con loietto e avena per fieno

            I semi del Trifoglio resupinato sono particolarmente minuti e, per non incorrere in insuccessi, si deve porre molta attenzione all’operazione di semina evitando che i semi finiscano in profondità compromettendone l’emergenza. Risulta sensibile agli stress idrici, soprattutto durante il periodo primaverile, sconsigliandone la coltivazione in ambiente asciutto, dove le precipitazioni medie annue sono al di sotto dei 500 mm. Nel territorio ibleo buoni risultati produttivi si sono ottenuti nelle zone dell’altopiano. Dalle prove di coltivazione effettuate il Trifoglio resupinato “Laser” manifesta una notevole capacità di sviluppo riuscendo a ricacciare prontamente, fornendo i migliori risultati produttivi quando è stato utilizzato per pascolo; invece la CV. Kyambro, più lenta nell’accrescimento nelle fasi iniziali, si adatta a tutte le possibili utilizzazioni sopracitate; se utilizzata per solo pascolo, ben gestito, costituisce un prato - pascolo della durata di diversi anni.

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